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31 mar 2017

Quando Mario Cernet difese lo sloveno

La sera di sabato 18 marzo, durante il triduo dedicato a San Giuseppe, compatrono del paese, nella chiesa di Sant’Egidio a Camporosso/Žabnice è stata benedetta una lapide in memoria di don Mario Cernet (1916-1984), parroco di Camporosso e rettore del santuario di Lussari dal 1962 al 1984.
11Prisotni v cerkviLa benedizione ha avuto luogo subito dopo una messa concelebrata in italiano e sloveno (come da tradizione a Camporosso) dai sacerdoti Carlo Bolčina e Lorenzo Petricig e allietata dal coro parrocchiale di Camporosso, che ha intonato anche le tradizionali litanie slovene ancora in uso durante il triduo dedicato a San Giuseppe. Alla cerimonia ha presenziato anche il sindaco di Tarvisio/Trbiž, Renato Carlantoni.
La lapide era stata fatta collocare sulla parete esterna della parrocchiale di Sant’Egidio dall’associazione slovena valcanalese «Don Mario Cernet» già a febbraio dell’anno scorso (per il centenario di nascita del sacerdote), ma la sua benedizione è stata rimandata per diversi motivi, soprattutto per i problemi di salute dell’allora parroco paesano, mons. Dionisio Mateucig, mancato ad agosto.
Sulla lapide è riportata in italiano e sloveno la frase: «Buon pastore e uomo, che si è instancabilmente adoperato per la parrocchia di Camporosso ed ha difeso e preservato lo sloveno ed il santuario di Lussari col sentiero del pellegrino dei tre popoli».
A ricordare ai presenti la figura di don Mario Cernet è stata Anna Wedam, presidente dell’associazione slovena a lui intitolata.
Mario Cernet nacque a Montefosca/Čarni Varh in Benecia nel 1916. Suo padre cadde nella prima guerra mondiale. Dopo gli studi al seminario di Udine, fu consacrato sacerdote nel giugno del 1940 e dapprima prestò servizio in Benecia, dove patì alcune difficoltà a causa di alcuni estremisti italiani. A Camporosso/Žabnice, dove un tempo prevalevano lo sloveno e il tedesco e dove oggi si parlano italiano, sloveno, tedesco e friulano, entrò come parroco nel 1962.
Per la comunità slovena valcanalese è una figura eminente perché la sua azione si caratterizzò per la difesa della tradizione linguistica dello sloveno in ambito religioso – e su questa strada non trovò meno problemi rispetto ai suoi predecessori, visto che si trovò spesso in disaccordo coi suoi superiori, nonché a volte «osservato» da parte di autorità e forze dell’ordine.
Fra i suoi meriti, quello di essere riuscito a conservare un carattere sloveno al Santuario di Lussari, evitando che andasse disperso come avvenuto decenni prima a Castelmonte.
Fra le varie iniziative per la comunità in generale, spicca il suo appoggio all’istituzione dell’Us Camporosso. Morì in un incidente stradale mentre si stava recando a Udine per una delle sue regolari sedute di dialisi degli ultimi anni della sua vita.
Riprendendo l’omelia di don Bolčina, il sindaco di Tarvisio, Renato Carlantoni, si è detto convinto che persone come don Mario Cernet siano state indispensabili come l’acqua: «È una persona che ha rappresentato quella multietnicità che a Camporosso e nella Benecia è tipica e rappresentativa, ma che non sempre era usata. Non sempre si potevano usare le lingue che erano parlate nella nostra valle o in altre parti del mondo. A persone come lui dobbiamo che da pochi anni la valorizzazione di questa realtà linguistica e culturale sia finalmente un dato certo, condiviso da tutti; prima non lo era senz’altro».
continua in sloveno http://www.dom.it/quando-mario-cernet-difese-lo-sloveno_ko-je-marij-cernet-obranil-slovenscino/

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