18 mag 2018

In chiesa senza sloveno - In chiesa senza sloveno


A proposito dello scandaloso diniego alla presenza della lingua slovena durante la celebrazione delle prime comunioni nella parrocchia di San Pietro al Natisone, abbiamo ricevuto l’accorata lettera di una mamma «per portare a conoscenza della pubblica opinione quanto accadutomi di recente, in quanto da me valutato di interesse collettivo». Di seguito, il testo integrale della denuncia.
Domenica 6 maggio si sono tenute le cerimonie per le Prime Comunioni a S. Pietro al Natisone. Durante la celebrazione della Santa Messa sono state lette delle preghiere in diverse lingue: croato, rumeno, spagnolo… e mi ha fatto piacere ascoltarle nonostante non le abbia potute comprendere. Sarei stata contenta se, in questo clima di interculturalità, ne avessi potuta ascoltare anche una in sloveno, ma questo, purtroppo, non è stato concesso.
Per meglio comprendere l’accaduto, faccio un passo indietro. Il Parroco e la catechista in questa occasione hanno scelto di far leggere ai bambini la cui mamma fosse originaria di un altro Paese, le preghiere composte dai bambini stessi, nella lingua della madre. Ciò per rendere omaggio al diverso percorso e alla diversa cultura delle famiglie. Il penultimo giorno del corso di catechismo mia figlia è rientrata a casa piuttosto scossa raccontandomi che una sua amica, nonché compagna di classe (frequentante anche lei, come altri bambini presenti, l’Istituto bilingue Paolo Petricig) aveva espresso il desiderio di leggere la sua preghiera in lingua slovena, incontrando la decisa opposizione della catechista. Le bambine, ovviamente stupite dalla sua reazione, e, in particolare, dal tono della stessa, avevano chiesto spiegazioni, ottenendo le seguenti motivazioni: «Lo sloveno lo parlano a Caporetto e qui non lo capisce nessuno!»; oppure, «La catechista sono io e si fa quello che decido io!». Di fronte a tali esternazioni, comprendo bene perchè le bambine si siano turbate e siano rimaste profondamente colpite. Mi sono confrontata nel merito con altre mamme coinvolte e con l’aiuto catechista, le quali mi hanno confermato la veridicità del racconto. Sono rimasta allibita e, di concerto con gli altri genitori, abbiamo chiesto un incontro con il parroco e la catechista per ottenere i necessari chiarimenti. Sono uscita da quell’incontro più scossa delle bambine e assolutamente indignata: purtroppo non abbiamo ricevuto nessuna spiegazione logica né plausibile. Ci è stato semplicemente ribadito, con tono perentorio e sprezzante, che lo sloveno qui non lo capisce nessuno, che qui viene parlato un dialetto che è completamente diverso. Quando ho detto alla catechista che li parlo entrambi, assicurandola che sono assolutamente simili, la stessa mi ha opposto un secco «Non è vero», aggiungendo che la richiesta della bambina non poteva essere accolta poiché la mamma non era nativa della Slovenia. Non vi è stata, quindi, alcuna possibilità di confronto dal momento che il nostro interlocutore era assolutamente fermo sulle sue posizioni. Da parte mia, ritengo che concedere la preghiera in sloveno sarebbe stata un’occasione per rendere omaggio all’identità e al percorso culturale della bambina: d’altra parte, sono proprio i bambini i protagonisti della cerimonia della Comunione e non capisco perché limitarne la libertà di espressione. Si è rivelato anche del tutto inutile tentare di spiegare agli interlocutori come le bambine, purtroppo, si sono sentite colpite e offese dalle parole e dai toni usati a catechismo. Dagli stessi non si è ottenuta nessuna parola di rammarico per il clima di tensione che si era venuto a creare, né per il malumore delle bambine a pochi giorni dalla celebrazione della Prima Comunione, momento che dovrebbe essere di gioia e serenità. Alla fine, per ovviare alla lettura in sloveno, la decisione salomonica è stata che tutti i bambini avrebbero pronunciato le preghiere in italiano, offrendo contestualmente alle mamme che lo desiderassero di leggerle nella propria madrelingua. Amareggiata per come sia stato affrontato quello che per questi luoghi rimane un annoso problema, mi esimo dal trarre conclusioni, ma lascio spazio a chi legge per le riflessioni e considerazioni del caso. (Giulia Strazzolini)
In occasione del Giubileo del 2000 i sacerdoti e il consiglio pastorale della forania di San Pietro al Natisone/Špietar avevano riflettutto che sarebbe stato bello se le genti delle Valli del Natisone si fossero conosciute meglio tra di loro e avessero abbandonato i risentimenti ancora presenti nella comunità.
Da oltre 150 anni è in atto una campagna contro l’identità slovena della Slavia Veneta. Sono stati perseguitati i sacerdoti di lingua slovena, si è giunti al divieto fascista dello sloveno in chiesa e al catechismo – che, nei fatti, è rimasto in vigore fino ai giorni nostri. Lo dimostrano bene il parroco e alcuni operatori pastorali di San Pietro al Natisone, che non permettono l’insegnamento del catechismo in sloveno e chiudono le porte alla preghiera e al canto sloveno nella loro chiesa  anche quando, a chiederlo, sono gli stessi fedeli.
È evidente che l’intento del pellegrinaggio foraniale a Castelmonte non ha avuto successo. Il risentimento verso la lingua slovena è rimasto, difatti già da un paio d’anni si avverte la mancanza della lingua locale (quest’anno, solo al termine del pellegrinaggio, è stato intonato il canto Lepa si roža Marija). Così il pellegrinaggio della forania di san Pietro perde la propria forza e, anno dopo anno, vi partecipano sempre meno fedeli.
Il diciannovesimo pellegrinaggio si è svolto domenica, 13 maggio. I fedeli delle Valli del Natisone si sono incontrati sullo spiazzo davanti a Castelmonte, dove ogni parrocchia si è presentata con la propria croce decorata. Da qui è iniziata la processione verso il santuario, durante la quale sono state recitate le litanie alla Vergine Maria. È seguita la Messa, concelebrata dai parroci delle Valli del Natisone. Erano presenti il parroco di San Pietro/Špietar e Pulfero/Podbuniesac, nonché vicario foraneo, don Michele Zanon, il parroco di San Leonardo/Svet Lienart, don Michele Molaro, e il parroco di Savogna/Sauodnja, don Natalino Zuanella.
La questione è se valga la pena di tenere in vita l’iniziativa di un pellegrinaggio comune.

Par parvim svetim obhajilu v Špietru nie bluo še adne besiede, molitve al’ piesmi po slovensko, četudi vič otruok hodi v dvojezično šuolo in so starši vprašali, de bojo, kaj poviedali po slovensko. Tuole sta jim kateketinja in famoštar prepoviedala, čez de v Špietru nobedan na zastope po slovensko, medtem ko so dali nekaterim staršem, da preberejo prošnje po hravaško, špansko in romunsko.
Msgr. Marino Qualizza je od tuolega takole napisu v Domu: “Tuole je čudno že samuo od sebe. Če na našim teritoriju imamo dvojezično šuolo z vsiemi pravicami, na zastopemo, kakuo v cierkvi tuole se na more. Že vičkrat smo pravili in pisali, kakuo bi bluo pametno, če bi tudi v cerkvi vajala dvojezičnost, ku znamunje velikodušnosti in medsebojnega spoštovanja. Če pa tuole nie še paršlo v dejanje, mislim, de je nujno, de starši šuolarju zahtevajo spoštovanje svojih temeljnih, narbuj pomembnih pravic. Kàr se bo tuole zgodilo, bomo mogli guoriti o zrielosti naših ljudì, ki so takuo ponosni za rast svojih otruok an grede tudi za razvoj Benečije, de si zaslužijo priznanje pravic, ki nam jih je tudi Republika Italija zagotovila z zakoni lieta 1999 in 2001. Zdi se, de smo že previč cajta potarpležljivo čakali na naše pravice. Cajt je dozoreu, de se končo an močno zbudimo, de se uresniči, kar vsaki človek zdrave pameti zastopi an odobri. V telim smislu je naša krajevna Cierku zaries zaostala. Na skarbi za realne ljudì, pa jo vodijo ideološka načela, ki jih tarpimo že vič ku stuo an petdeset liet.Na smiemo izgubiti zadnje parložnosti, ki jo imamo. Pokazajmo se odločne!”.
Tisto, kar se je zgodilo v Špietru je močnuo obsodu tudi SSO, ki je napoviedu, de se bo oglasiu par famoštru in par videmsekem nadškofu.
Ob jubileju lieta 2000 so duhovniki in pastoralni svet (konsej) špietarske foranije pomislili, de bi bluo dobro, če bi se ljudje Nediških dolin med sabo buojš spoznali in če bi odpustili zamiere, ki jih imajo med sabo.
Že vič ku 150 liet teče kampanja pruot slovenski identiteti Benečije. Bli so preganjani slovenski duhovniki in je paršlo do fašistične prepuovedi slovenskega jezika v cierkvi in par katekizmu, ki je de facto ostala do donašnjih dni. Tuole narlieuš kažejo famoštar in nekateri pastoralni dieluci v Špietru, ki na puste učenja katekizma po slovensko in zaperjajo vrata slovenski molitvi in piesmi v svoji cierkvi, tudi kàr tuole vprašajo sami vierniki.
Očitno je, de namien foranialnega ruomanja na Staro goro nie uspeu. Zamiera do slovenskega jezika je ostala, saj že par liet pogrešamo domačo besiedo (lietos so samuo na koncu zapieli Lepa si roža Marija). Takuo ruomanje špietarske foranije zgubja svojo muoč in je na njim vsako lieto manj vierniku.

Devetnajsto ruomanje je bluo v nediejo, 13. maja. Vierniki iz Nediških dolin so se srečali na starogorskin placu. Vsaka fara je imela svoj oflokan križ. Ob se je začela precesija do svetišča, med katero so piel’ litanije Device Marije. Sledila je sveta maša, ki so jo somaševali famoštri Nediških dolin. Bli so špietarski in pobdunieški famoštar ter dekan g. Michele Zanon, podutanski famoštar g. Michele Molaro in sauonski famoštar g. Natalino Zuanella. Vprašanje je, če se splača daržati živo iniciativo skupnega ruomanja.

http://www.dom.it/v-cerkvi-brez-slovenscine_in-chiesa-senza-sloveno/


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