16 lug 2018

Lo sloveno in chiesa dopo la riforma

6CarlinoNel corso della celebrazione dei primi Vesperi dei Santi Patroni Ermacora e Fortunato, l’11 luglio l’arcivescovo, mons. Andrea Bruno Mazzocato, ha dato il via alla riforma dell’Arcidiocesi di Udine. Ha, inoltre, nominato otto nuovi vicari foranei.
La riforma consiste nella riduzione delle foranie da 24 a 8 e nella nascita di 56 collaborazioni pastorali. Le parrocchie delle Valli del Natisone, in un’unica collaborazione pastorale, sono nella forania di Cividale; le Valli del Torre in quella di Tarcento; Valcanale e Resia sotto Tolmezzo.
Abbiamo chiesto a mons. Livio Carlino, parroco e vicario foraneo a Cividale, don Michele Molaro, parroco di San Leonardo, e a don Federico Saracino, parroco di Fesdis e Campeglio, che cosa cambia con la riforma.
«Ci sono principi – sottolinea mons. Livio Carlino – che sono stati messi a fuoco in questi ultimi anni da parte di tutta la Chiesa per venire incontro ad una maggiore incidenza dell’azione pastorale della nostra diocesi, al fine di offrire a tutte le comunità i servizi essenziali. Con la riforma cambiano, a livello strutturale, le foranie. Le realtà delle parrocchie rimangono come ente giuridico, ma vengono accorpate nella collaborazione e sono chiamate ad agire in sintonia a livello locale e attraverso i progetti diocesani».
Sull’accorpamento di tre zone diverse tra loro, il Manzanese, il Cividalese e le Valli del Natisone, mons. Carlino sottolinea come si tratti «di una scelta che comporta una programmazione del lavoro nel rispetto delle peculiarità di queste zone. Va sottolineato, peraltro, che questo progetto non è definitivo, ma è in divenire, nel senso che sono state fatte delle scelte, ma c’è anche lo spazio e il tempo per verificarle e valutarne altre».
Sulla difesa delle culture locali il vicario foraneo si dice «pienamente d’accordo, anche perché la Chiesa annuncia un Cristo che si è incarnato e l’incarnazione è nella realtà concreta che vivono gli uomini, quindi nella cultura, lingua e tradizioni delle comunità. Bisogna studiare, valutare e agire in collaborazione con tutte le realtà. La Chiesa, del resto, è comunione nella diversità. Nella salvaguardia delle lingue parlate nella nostra Chiesa locale, compresa la lingua slovena, c’è da anni un impegno nelle nostre comunità. Ad esempio, nelle liturgie diocesane in Cattedrale a Udine le preghiere e le letture si tengono nelle lingue parlate nella nostra Arcidiocesi, cioè italiano, sloveno, tedesco e friulano».
6Molaro«La riforma – sottolinea don Michele Molaro – promuove la collaborazione tra le valli di San Leonardo e di San Pietro, con due sacerdoti presenti, responsabili del proprio ambito a livello giuridico e come parroci. Dovrebbe esserci un consiglio pastorale unico. L’indicazione generale, però, è di istituire un consiglio pastorale di tutta la zona che comprende Valli del Natisone, Cividale e Manzano e che disporrà di un unico foraneo. Si tratta di realtà diverse a livello pratico e le difficoltà non sono poche. Con Cividale ci sono più aspetti in comune e la collaborazione è più possibile, rispetto a Manzano».
Apertura e disponibilità verso la peculiarità linguistica e culturale locale è stata espressa da don Molaro che però sottolinea come tanti parrocchiani facciano fatica ad accettare la lingua slovena standard, che peraltro – ammette – non toglie nulla al dialetto locale. L’uso della lingua slovena nelle realtà di Liessa, San Volfango e Drenchia è molto più presente che in altre realtà della zona pastorale in cui opero».
6Saracino«La riforma è improntata verso una sinergia che promuove una collaborazione di ampio raggio tra le parrocchie – sottolinea don Federico Saracino –. La realtà in cui opero, Faedis (che comprende Canebola, Canal Grivò e Ronchis) e Campeglio (che comprende Raschiacco e Valle), graviteranno intorno alla forania di Cividale. Del resto i fedeli della mia parrocchia sono molto più legati a Cividale che non alle Valli del Torre. In un primo momento pensavamo ad una collaborazione pastorale tra Attimis e Faedis, alla fine abbiamo optato per Cividale».
Per diversi anni don Saracino ha operato nelle Valli del Natisone, dove ha maturato un forte legame con lingua e cultura slovene, «che però – evidenzia – a Faedis e Campeglio non sono presenti. Solo a Canebola gli anziani parlano il dialetto sloveno». Il dialetto sloveno è presente pure a Valle di Soffumbergo. (Larissa Borghese)

continua in slo http://www.dom.it/za-slovenscino-v-cerkvi-tudi-po-reformi_lo-sloveno-in-chiesa-dopo-la-riforma/

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