31 lug 2018

Senza lingue Regione senza futuro-Brez jezikov za Deželo ni prihodnosti

davLa comunità di lingua friulana e quella di lingua slovena sono chiamate a un’intensa collaborazione a tutti i livelli per salvaguardare l’autonomia, minacciata dalle tendenze centraliste/sovraniste, e dare nuovo slancio al Friuli Venezia Giulia che ha nell’intreccio di lingue e culture la risorsa più grande.
È quanto emerso dall’incontro del consigliere regionale capogruppo del Patto per l’autonomia, Massimo Moretuzzo, con gli esponenti delle organizzazioni slovene di ispirazione cattolica di valli del Natisone e del Torre, Resia e Valcanale.
Alla riunione, tenutasi nella sede di Cividale della Confederazione delle organizzazioni slovene-Sso, Moretuzzo era accompagnato da altri due esponenti di spicco del movimento autonomista, Mario Canciani e Francesco Fontanini, mentre la delegazione slovena era guidata dai presidenti della Sso, Walter Bandelj, dell’associazione «don Eugenio Blanchini», Giorgio Banchig, e della cooperativa editrice «Most», Giuseppe Qualizza.
Voluto dal capogruppo Moretuzzo per una prima conoscenza della realtà slovena in provincia di Udine, l’incontro è servito a focalizzare la situazione linguistica, sociale ed economica di Valcanale, Resia e Benecia, nonché ad abbozzare alcune possibili risposte ai grossi problemi che mettono a rischio la sopravvivenza stessa della comunità.
Se Bandelj, sottolineando l’esigenza di rafforzare i legami tra sloveni e friulani, ha esposto il modello organizzativo della minoranza, articolata in due grandi confederazioni fondate su diversi valori, ma compatta nella salvaguardia della propria identità, Banchig ha ricordato la travagliata storia degli sloveni in provincia di Udine, che ha portato all’attuale situazione critica, mentre Ruttar, ha sottolineato complessi e dinamiche psicologiche che stanno alla base del rifiuto di una parte della comunità nel riconoscersi slovena.
Da parte di tutti è stata evidenziata l’importanza fondamentale rivestita dall’istruzione nel processo di riappropriazione dell’identità. In particolare è stata evidenziata la richiesta di estendere l’istruzione bilingue alle valli del Torre (il Comune di Taipana sta ponendo con forza la questione) e alle altre aree non servite dall’istituto comprensivo “Petricig” di San Pietro al Natisone, nonché di avviare l’insegnamento plurilingue in Valcanale, anche in seguito ai positivi riscontri avuti dalla sperimentazione dello scorso anno scolastico a Ugovizza. Senza dimenticare i numerosi sloveni che risiedono a Udine e altri comuni friulani. Grande speranza per un’inversione di rotta economica, sociale e culturale è riposta nell’iniziativa del cluster transfrontaliero, al quale aderisconoo 25 Comuni di Slavia, Canal del Ferro e alta valle dell’Isonzo.
Allo stesso tempo sono necessari interventi di carattere economico e sociale per mantenere e favorire il ritorno della popolazione sul territorio. A tal proposito di grande spessore è stato l’intervento di Canciani, pneumologo infantile di fama mondiale, volto a sfruttare le grandi potenzialità naturalistiche del territorio, anche in chiave terapeutica. «La chiave sta nel far diventare le debolezze punti di forza e prendere consapevolezza che il turismo culturale dà ricadute economiche molto più alte di quello di mero svago. In ogni caso, per essere efficaci, gli interventi non devono essere calati dall’altro, ma partire dalle persone che il territorio lo conoscono e lo vivono».
Moretuzzo ha, da parte sua, ribadito che le diversità etnico-linguistiche devono «diventare nei fatti il primo strumento di sviluppo, o non c’è futuro per il Friuli Venezia Giulia». In quest’ottica è indispensabile che la Regione acquisisca la competenza primaria in materia di istruzione e che sia incentivata e premiata la competenza linguistica nel settore del pubblico impiego. Quanto alle aree più deboli, è necessario che in Consiglio regionale entrino temi fondamentali, quali i «servizi di prossimità (bar, negozi…) che il modello attuale di mercato non risolve». (E. G.)
V torak, 17. luja, je biu deželni svetnik, je biu regionalni konsiljer Massimo Moretuzzo iz Pakta za avtonomijo na okisku par slovenskih katoliških organizacijah v Čedadu, de bi spoznu dielo, probleme in parčakovanja Slovencu Benečije, Rezije in Kanalske doline. Za avtonomiste so bli parsotni tudi Mario Canciani in Francesco Fontanini. Delegacijo so sparjeli predsednik Sveta slovenskih organizacij Valter Bandelj, predsednik zadruge Most Bepo Qualizza, predsednik združenja Blankin Giorgio Banchig in drugi predstavniki telih organizacij. Pogovor je biu poglobljen in konstruktiven. Pokazu je, de se med Furlani in Slovenci more pru lepuo sodelovati.
http://www.dom.it/brez-jezikov-za-dezelo-ni-prihodnosti_senza-lingue-regione-senza-futuro/

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