Il marito, la moglie e il diavolo Marcellina Madotto — Ćikarïnawa


Fiabe resiane / Rezijanske pravljice / Pravice po rozajanskin

 Milko Matičetov, Roberto Dapit Dall'archivio dell'Istituto di etnologia slovena ZRC SAZU e dalla raccolta privata di Roberto Dapit Iz arhiva Inštituta za slovensko narodopisje ZRC SAZU in privatne zbirke Roberta Dapita

C’erano una volta un marito e una moglie che avevano dodici bambini e l’uomo, si capisce, era povero dato che avevano così tanti figli. Per avere almeno un po’ di companatico andava a pesca nei ruscelli ma la moglie di nuovo rimase incinta, aspettava di nuovo un bambino. Il marito però ancora non ne sapeva nulla perché lei aveva paura di dirglielo avendo già dodici figli, più lei tredici e lui quattordici, più quello che sarebbe nato. Preferiva tacere per non recar dispiacere anche a suo marito. Allora l’uomo, un giorno, ritornando dalla pesca, si trovò davanti un elegante signore. Questo signore lo salutò e gli chiese: “Dove siete stato?” L’uomo rispose: “Sono venuto a pescare qualche pesce per dare un po’ di companatico ai bambini” e aggiunse, “non posso lavorare da nessuna parte perché da nessuna parte c’è lavoro e abbiamo tanti bambini, non sappiamo come fare per sopravvivere!” Siccome l’uomo si lamentava, il signore gli disse: “Se siete d’accordo, vi darò io i soldi che vi servono ma dovete promettermi una cosa che non sapete di avere in casa”. “Ma come” disse, “io non so di qualcosa che ho in casa!?” “Comunque” disse, “voi non lo sapete ma se me lo promettete” disse, “vi riempirò di denaro”. “Beh” disse, “allora ve la darò” disse. “Dunque” replicò il signore, “mi farò vivo fra un anno e un giorno”. Sicché gli diede molto denaro e l’uomo ritornò a casa tutto orgoglioso, consegnò a sua moglie i pesci e rovesciò i soldi sul tavolo dicendo: “Ecco, va’ a comprare di ogni cosa un po’ per sfamare almeno i piccoli che qui” disse, “non mangiamo mai abbastanza”. La donna chiese: “Dove hai rubato questi soldi?” Lui rispose: “Non li ho rubati!” “Ma, caro mio” disse, “dove nascondevi tutti questi soldi se non ne hai mai avuti: hai ucciso qualcuno, oppure sei stato a rubare da qualche parte? Li hai trovati o cosa?”
 L’uomo replicò: “Non ho né ucciso né rubato né li ho trovati” disse, “ritornando indietro dalla pesca ho incontrato un signore distinto che mi ha salutato e mi ha chiesto dove vado. Io gli ho raccontato come stanno le cose, che vado a pesca per sfamare i nostri figli e mi sono lamentato della nostra condizione. Lui mi ha detto che mi avrebbe dato molti soldi se gli avessi promesso una cosa che non sapevo di avere in casa” disse, “ma io so tutto quello che ho in casa. Alla fine gliel’ho promessa e lui mi ha dato i soldi”. “Accidenti” disse lei, “ma sai che sono di nuovo incinta?” L’uomo si colpì la testa con i pugni mettendosi a piangere: “Perdio” disse, “ma perché non me l’hai detto?” “Mah” disse, “non volevo dirtelo per evitare di affliggere anche te”.
Lui replicò: “Che dobbiamo fare allora?” “Beh” disse lei, “zitto tu che è affar mio, lascia pure che venga” e aggiunse, “è sicuramente il diavolo”. Intanto il tempo trascorreva finché giunse il nono mese e nacque un maschietto. Allora nacque questo maschietto ma, trascorso un anno e un giorno, videro quel signore presentarsi all’uscio: era venuto a prendersi il bambino. La moglie gli disse: “Vi daremo il bambino, però dovete rispondere a tre indovinelli”. Allora il diavolo disse: “Va bene”. Così la donna andò su in camera, portò giù una gerla di lana nera e una gerla di lana bianca dicendo: “Ecco qui, ora andate giù al ruscello: questa deve diventare bianca e quest’altra nera!” Il diavolo allora prese prima quella nera e si mise a lavarla, la lavò talmente tanto e talmente tanto nel ruscello che più la lavava e più questa lana diventava nera. “Ah, dannata donna” disse, “guarda qui, la lana diventa sempre più nera!” Allora riportò a casa la lana e disse: “Cara padrona, questa lana io non riesco a lavarla. Datemi l’altra”. Il diavolo, con la sua lunga lunga coda arrotolata, ritornò giù al ruscello con la lana bianca per lavarla, però più la lavava e la sbatteva, più la lana diventava bianca: “Ma insomma” diceva il diavolo guardando su la donna, “è mai possibile che non riesca a indovinare queste cose io!?” Ritornò su e disse: “Questa cosa io non riesco a farla diventare nera!”
Lì era rimasto solo il marito, perché la moglie era andata nella stalla. Lì si sciolse i capelli, lasciandoli cadere lungo il corpo, e si spogliò. Prima però aveva avvisato il marito che il diavolo avrebbe dovuto indovinare quale animale ci fosse nella stalla. “Se riuscite a indovinare, potete portare via il piccolo, ma se non indovinerete, il bambino resterà con noi” disse il marito. “Sì, sì” disse il diavolo, “accompagnatemi nella stalla a vedere di che animale si tratta!” E andarono nella stalla. Insomma la donna aveva lasciato cadere la chioma all’indietro e sul davanti le scendevano delle lunghe trecce. Il diavolo non faceva che guardare: “Ma cosa può essere questo” disse, “come è fatto, non ho mai visto un animale simile: ha le mammelle davanti che penzolano, di dietro ha la coda e davanti o di dietro la barba. Ma come è fatto?” disse. “Io… tenetevi il bambino e tenetevi tutte le ragioni che” aggiunse, “non ho mai visto una bestia simile, pur avendo attraversato tutte le montagne, non ho mai visto una bestia simile!” Ciò che non riesce a fare il diavolo, riesce la donna e così la storia è finita tanto che il diavolo se ne andò senza portarsi via il bambino.
FINE

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