TOMAŽ SALAMUN

Pastore
Gli alberi sono coperti di neve, completamente.
Sotto la stalla il fuoco scalda le mani intirizzite.
Le pecore cadono dal freddo sulla schiena,
belano con le loro grida da latte sulla schiena.
Da secoli sono su questi monti, per custodire i Sette
Laghi. C’erano i falconi domestici che giravano affamati e
scannavano le mie pecore, una dopo l’altra, sotto la Croce!
Bianchi stavano diventando i miei sogni nel buio
della volta celeste. La neve e il ghiaccio inghiottono tutto.
Tutti hanno avuto il tempo tranne me, le mie delizie,
i miei fischi, la mia valle. Io sono stato sempre solo
con il mio cane rabbioso, che morde la cinghia della borsa
per il freddo e la fame, e per fermare
il passo silenzioso delle pecore nella morbida neve.

Acquedotto (Interlinea, 2001), a cura di G. Donati

Tomaž Šalamun (Zagabria4 luglio 1941 – Lubiana27 dicembre 2014) è stato un poeta sloveno, uno dei più importanti poeti sloveni contemporanei e uno dei maggiori esponenti della poesia modernista europea della seconda metà del Novecento.

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