Giovanni, la fisica teorica con Rubbia e lo sguardo attento alle vicende locali




Ha 26 anni e un curriculum di studi già piuttosto lungo e articolato. Ultimo step nel suo percorso da ricercatore in fisica teorica, la partecipazione (dopo una severa selezione dei candidati) al Lindau Nobel Laureate Meetings, dal 30 giugno al 5 luglio scorsi, in cui giovani ricercatori (600 ragazzi da 89 paesi diversi), hanno incontrato i vincitori dei premi Nobel del passato.
Giovanni Banelli, ex alunno della scuola bilingue di San Pietro, dopo il liceo classico ha scelto la facoltà di fisica a Ljubljana. Ha poi completato il master in fisica delle alte energie ad Amsterdam ed ora è impegnato con il dottorato di ricerca (in fisica teorica delle alte energie) al TUM (Technische Universität München) di Monaco di Baviera.
Ma la fisica teorica non è il suo unico interesse. In quest’intervista, sintesi di una lunga e appassionata chiacchierata, emerge anche il suo legame con le Valli del Natisone. Non solo nell’accezione territoriale, ma nel senso di appartenenza alla comunità, alla storia antica e contemporanea della civiltà della Benečija.
Innanzitutto Giovanni, come hai ottenuto il ‘pass’ per partecipare al Lindau Nobel Laureate Meetings 2019?
“Come avviene di solito in questi casi, c’era un concorso e, vista l’opportunità di incontrare chi ha già percorso con successo questa carriera (al meeting 2019, dedicato alla fisica, hanno preso parte personalità del calibro di Donna Strickland e Gérard Mourou, vincitori del Nobel 2018, Rainer Weiss ‘scopritore’ delle onde gravitazionali, Carlo Rubbia e molti altri ndr.), ho partecipato.”
Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
“È stata molto importante, non solo per il curriculum, ma anche perché è stata un’opportunità per comprendere meglio cosa voglia dire fare lo scienziato e quali difficoltà si incontrano sul percorso. Il motto di quest’anno era proprio ‘ispirazione’ e anche poche frasi, dette da personalità come Carlo Rubbia su quello che è stato il suo percorso, effettivamente ispirano.”
E qual è il percorso di un ricercatore di fisica teorica oggi?
“Oltre allo studio in sé è necessario cercare risorse e finanziamenti e quindi in qualche modo adattare la ricerca a quello che richiede il ‘mercato’, compresi i finanziamenti pubblici.
Difficile che questo percorso possa riportarti nelle Valli del Natisone…
“Purtroppo quando inizi a fare ricerca sai già che sarà praticamente impossibile lavorare in un territorio come questo. Si lavora nelle università e le università sono nelle città.”
Eppure resti molto legato a questo territorio…
“Sì, ovviamente. La fisica non è il mio unico campo di ‘ricerca’. Continuo a seguire da vicino e a tenermi aggiornato sulle vicende politiche locali. E seguo anche le vicende dei Balcani. Devo dire che per certi versi, anche se qui, in queste vallate, il tutto avviene in una dimensione più ridotta, molte dinamiche conflittuali (comprese le diatribe linguistiche) si ritrovano spesso ingigantite e inasprite in diversi contesti di quella zona.”
Qual è la tua impressione da giovane ricercatore di fisica all’estero sulla situazione in cui ci troviamo oggi nelle Valli del Natisone?
“Purtroppo, secondo me, e secondo quello che riscontro fra i miei coetanei anche all’estero, oggi viviamo in un tipo di società in cui viene propagandato con ogni mezzo un certo stile di vita che ti fa propendere per scelte che portano lontano dalle Valli del Natisone. Per cui un giovane valligiano spesso finisce per aspirare a qualcosa che non trova nelle Valli del Natisone.
In sintesi, osservo che questa nostra cultura è indifesa rispetto alla spinta alla globalizzazione e all’urbanizzazione. Spinte che però non sono un bene non solo per le Valli, ma per l’umanità in generale.”

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