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*Ideato e creato in Friuli * Qui troverai notizie riguardanti l'Alta Val Torre/Terska dolina e dintorni,curiosità,storia,avvenimenti di questo comune della provincia di Udine appartenente alla minoranza linguistica slovena.Troverete anche linee di base di sloveno,letteratura di autori sloveni e del friulani,argomenti di carattere generale che toccano il Friuli.Verranno pubblicati i principali articoli riguardanti l'Alta Val Torre tratti dai giornali della minoranza slovena DOM e NOVI MATAJUR .Questo blog vi mostra una realtà vera come non l'avete mai letta, perchè valorizza la cultura e lingua locale.
Studiosi del dialetto sloveno dell'Alta Val Torre/Terska dolina :Jan Bauduin de Courtenay-Pavle Merkù-Liliana Spinozzi Monai-PeterWeiss-Karmen Kenda Jež.

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Territorio tutelato dalla legge per la minoranza slovena

Territorio  tutelato dalla legge per la minoranza slovena
provincia di Udine

02 dic 2016

Scuole bilingui investimento e sfida - Dvojezične šole so investicija in izziv

Annamaria Pertoldi, dirigente dell’Istituto comprensivo di Tarcento

«La creazione nei nostri territori di scuole bilingui e plurilingui, rappresenta un’autentica sfida che non possiamo perdere ed un investimento». Lo afferma Annamaria Pertoldi, dirigente dell’Istituto comprensivo di Tarcento nella relazione preparata per il convegno «La richiesta d’istruzione bi- e trilingue in provincia di Udine» dello scorso 4 novembre a Malborghetto, al quale non le è stato possibile partecipare.
La vicinanza tra genti, lingue e confini costituisce «un’opportunità per i nostri territori e un vantaggio per la stessa Europa», evidenzia Pertoldi, secondo cui «alcune piste di lavoro per rinnovare l’idea di Europa all’interno dell’attuale crisi possono essere costituite dal superamento dell’atteggiamento neutro assunto – per comprensibili motivi – nei confronti delle diverse storie e tradizioni culturali, fatto che limita la crescita di un’identità condivisa».
Secondo la dirigente è possibile creare scuole bilingui e trilingui. «Il sogno di costituire lungo la linea confinaria scuole con l’offerta formativa commisurata alle esigenze del territorio – che potrebbero divenire costellazioni all’interno dello stesso quadro formativo europeo – trova nella L. 38/2001, che tutela la minoranza linguistica slovena, all’art. 12, comma 6 il realistico varco per una nuova progettazione: “Nei Comuni della provincia di Udine… è prevista l’istituzione… di scuole bilingui o con sezioni di esse, con insegnamento nella lingua italiana e slovena, senza nuovi o maggiori oneri a carico dello Stato”».
Ma come attuare il dettato della legge? «Creare dentro le istituzioni scolastiche esistenti nella cintura delle nostre regioni confinarie non delle isole, ma degli arcipelaghi integrati di insegnamento e di organizzazione nelle diverse lingue parlate nei Paesi viciniori – risponde – può diventare una prospettiva incoraggiante ed entusiasmante, fondandola su obiettivi realistici, che tengano conto delle effettive esigenze di comunicazione, dei bisogni formativi delle famiglie, di una visione ad ampio raggio di promozione della cultura, della pace tra i popoli e dell’economia (si pensi alle potenzialità del turismo locale, a titolo di esempio). Ciò utilizzando le risorse esistenti, ma anche con il coraggio di qualche ragionevole, intelligente, illuminato e mirato investimento».
Un tentativo in questo senso Pertoldi l’aveva già fatto. «Buone pratiche in atto (gli scambi culturali tra scuole e studenti), il loro ampliamento attraverso – ad esempio – scambi di docenti, un utilizzo flessibile di graduatorie degli aspiranti all’insegnamento, la valorizzazione delle esperienze istituzionali esistenti (le scuole bilingui con la loro organizzazione e i loro curricoli), la curiosità e la gioia della reciproca conoscenza e collaborazione, rivolte a creare qualcosa di nuovo – fa sapere – sono state alla base della progettazione che l’Istituto comprensivo di Tarcento ha elaborato nell’anno scolastico 2013/14, unitamente alla Scuola bilingue di S. Pietro: questo per dar vita ad una sperimentazione di percorsi bilingui in italiano e sloveno basata sulle possibilità fornite dai Piani di dimensionamento provinciali e regionali, sulle strutture aperte dei curricoli d’Istituto, sull’analisi del contesto territoriale/linguistico/socio-culturale/economico dei Comuni con minoranze linguistiche afferenti l’Istituto, sull’individuazione di nuove modalità di intervento didattico, sul riconoscimento delle risorse professionali esistenti e la richiesta – ovviamente – di risorse aggiuntive».
Secondo la dirigente di Tarcento, proprio «sul punto delle risorse concrete disponibili si è purtroppo perso il tracciato della sperimentazione». Ma il discorso va ripreso. «Scuole, Comuni, Regione, Stato e Comunità Europea possono oggi aprire la strada perché piccoli cuori pulsanti d’Europa ravvivino l’intero tessuto sovranazionale: l’economia ha bisogno di cultura, di idee, di valori, di esperienze consolidate, di flessibili quadri concettuali e normativi di riferimento», conclude Pertoldi.
Nastajanje dvojezičnih in večjezičnih šol na našem območju je pravi izziv in investicija. To je glavno sporočilo posega, ki ga je ravnateljica Večstopenjskega zavoda Čenta Annamaria Pertoldi pripravila za Posvet o želji po dvo- in trijezičnem šolstvu v videnski pokrajini, ki se je 4. novembra odvijal v Naborjetu. Pertoldijeva se posveta ni mogla udeležiti.
Bližina ljudstev, jezikov in mej predstavlja priložnost za naše območje in prednost za samo Evropo. Sanje, da bi na obmejnem predelu videnske pokrajine ustanovili dvojezične šole, bi lahko uresničili na podlagi 6. odstavka 12. člena državnega zaščitnega zakona za slovensko manjšino.
V šolskem letu 2013/2014 je Večstopenjski zavod Čenta v sodelovanju s špietarsko dvojezično šolo pripravil načrt, da bi v okviru samega čentarskega zavoda stekel novi model dvojezičnega pouka , vendar postopek se je takrat iz raznih razlogov ustavil.

30 nov 2016

CINQUE anni di BLOG



Oggi questo blog compie 5 anni,sì è proprio vero...Dopo tanti anni è ancora vivo e non mi sono ancora stancata  di aggiornarlo.Qualcuno dirà che copio solo articoli dal Novi Matajur e Dom,sì anche quelli,ma dove trovate una raccolta di articoli ,fotografie,poesie,testi,grammatica slovena e tanto altro ... Soltanto qui e non altrove! Cinque anni fa ero molto pessimista e non pensavo di riuscire a trovare abbastanza argomenti e notizie .Il blog è collegato a un gruppo https://www.facebook.com/groups/281997171952543/
 e  a una pag fb https://www.facebook.com/alta.val.torre/
In tutto sono stati scritti 2884 post, i commenti sono pochini ,ma vedo che le visite ci sono.Grazie a tutti i visitatori che mi consentono di continuare a pubblicare .


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26 nov 2016

L'organizzazione Gladio e l' etnocidio della Benecia non devono essere mai dimenticati!

traduzione sommaria dell'articolo postato sotto

 Sono passati 30 anni  dall'etnocidio degli sloveni della Benecia, della Carnia,del Friuli  e  di Resia . Si tratta di storiche terre slovene nelle quali sono conservati elementi preistorici di etnogenetici sloveni.Per questo motivo negli ultimi due secoli, le reti  dei globalisti internazionali  europei, hanno creato  nuovi progetti  per la distruzione di antichi popoli soggetti a forti  assimilazioni. Sono passati 150 anni dal  plebiscito della Benecia (ottobre 1866), 70 anni dalla fondazione dell'organizzazione post fascista "O" (gennaio 1946) e 60 anni dall'istituzione dell'organizzazione fascista Gladio (ottobre 1956).L'inizio della distruzione di una tradizione antica degli sloveni della Benecia ha avuto inizio con l'arrivo di Napoleone e l'occupazione francese della Repubblica di Venezia nel 1797.
Napoleone cancellò la tradizione preistorica altamente organizzata  dell'organizzazione socio-politica dei villaggi sloveni e il loro autogoverno (dvanajstije), che nella Slavia era sopravvissuta fino ad allora.Dopo la caduta della Repubblica di Venezia e la partenza di Napoleone, i territori della Benecia  nel 1814 passarono sotto  gli Asburgo, che hanno continuato con la politica  di occupazione degli sloveni della Slavia.
Di questo fatto anche l' Italia appena formata (1861) ,per il il desiderio di una maggiore espansione nel territorio sloveno, nel 1866, approfittò della situazione momentanea e agli sloveni  benecani,resiani e friulani promise l'autonomia a condizione di aderire all'Italia. A tal fine, l'Italia in collaborazione con Vienna organizzò il plebiscito nell' ottobre 1866 nella  Benecia,Resia e Friuli dove gli sloveni optarono per l'annessione all'Italia.Gli Sloveni a causa della politica degli Asburgo,votarono in maggioranza per l'annessione all'Italia. Dopo meno di un mese l'Italia  mostrò il suo vero volto di ipocrisia e il genocidio dei territori sloveni di nuova acquisizione. 
 Il 22 NOVEMBRE 1866, "Il Giornale di Udine" pubblicò la citazione, "dobbiamo sterminare, distruggere gli sloveni".Subito dopo, il governo italiano iniziò con le deportazioni di massa e la migrazione degli sloveni. Poi seguì la guerra italiano-africana negli anni 1895-96, quando l'Italia mobilitò massicciamente ragazzi sloveni maggiorenni e uomini della Slavia,del Friuli nella guerra abissina (prima guerra ).
Nelle province slovene occidentali hanno iniziato a stabilirsi uomini del sud Italia molto brutali con le ragazze slovene. Tali fatti sono avvenuti quindi nella prima guerra mondiale, quando gli uomini erano mobilitati  in prima linea sul fronte dell'Isonzo e in Tirolo.  In guerra morirono  decine di migliaia uomini. Nelle terre slovene occidentali (Benecia, Resia, Carnia e Friuli),iniziò l' assimilazione fascista.
Sotto il fascismo vennero effettuate espulsioni di massa degli sloveni della Benecia e del Friuli.
Nella  II guerra mondiale,molti uomini andarono sul fronte russo, dove  furono mobilitati tanti sloveni della Slavia.
Furono fatti arrivare molti ragazzi asud Italia per sposarsi con le ragazze slovene. Le conseguenze di questo genocidio erano già visibili allora con l'italianizzazione ,in pochi decenni è cambiata quasi interamente la lingua parlata  con l'introduzione di elementi linguistici meridionali.Con la capitolazione dell'Italia l'8/9/1943 e la caduta del fascismo non finì il terrore genocida.Nel Friuli gli ex fascisti formarono l' organizzazione militare Osoppo, che si proclamava per partigiana, ma operava solo contro gli sloveni e forzatamente  ha portato all'italianizzazione delle terre slovene.
Il lavoro è continuato anche dopo la fine della guerra e si rinforzò per le nuove tendenze di demarcazione dei confini.  Nel gennaio 1946 è stata rinominata come organizzazione segreta paramilitare "O". L'organizzazione "O" aveva 15 battaglioni, subito dopo la  sua formazione ha intrapreso il conteggio, l'organizzazione e la programmazione di tutti i documenti sospettati  di essere filo-sloveni.
Iniziarono le deportazioni di massa, le incarcerazioni e le esecuzioni contro la popolazione slovena indigena.Nelle terre slovene la Gladio non perseguitava i comunisti e certamente non quelli che erano fiduciari dell'UDBA jugoslava.
Nei confronti della popolazione slovena è stato effettuato lo stesso terrore come fece il fascismo sotto Mussolini.  La Gladio è stata infatti inibita la forza dei comunisti italiani situati in Italia, ma lo scopo principale della Gladio era l'eliminazione degli antichi, sloveni in Benecia, Carnia e Friuli.L'organizzazione "O" era formata in gran parte da fascisti noti per stupri, rapimenti, espulsioni, uccisioni e roghi. Nello stesso tempo  ricevevano tre stipendi mensili per i  loro favori nelle organizzazioni terroristiche, mentre la gente comune dopo la guerra non  aveva  da mangiare.Gli sloveni  indigeni attraverso la Gladio  furono inviati in Francia, Belgio e Germania come manodopera per i lavori difficili e pericolosi nelle miniere.  In cambio  ottennero  il diritto a una certa quantità di carbone per le necessità della popolazione .
 La Gladio ha spostato dalla Benecia, Friuli e Carnia  oltre 60.000 persone slovene. (questa cifra non comprende  Gorizia e Trieste).  La pressione dell' assimilazione italiana sull'identità nazionale fino ad oggi non è terminata.I risultati di ciò sono che decine di paesi e borghi della Benecia  si sono completamente svuotati. In Carnia non  si sentono più  parole slovene, nonostante il fatto che gli italiani fino alla Prima Guerra Mondiale in Carnia erano inesistenti. Lo stesso vale per quasi tutto il Friuli, gli  Sloveni non  ci sono più, o anche quelli che  ci sono per lo più sono italianizzati .

tradotto sommariamente  dal'articolo di Rok Melink in fb


ORGANIZACIJA GLADIO IN ZAMOLČANI RODOMOR V BENEŠKI SLOVENIJI
Naj se nikoli ne pozabi!
Letos minevajo kar tri okrogle obletnice povezane z rodomorom beneških, karnijskih, furlanskih in rezijanskih Slovencev. Gre za zgodovinske slovenske dežele, v katerih so najvidneje ohranjeni prazgodovinski elementi slovenske etnogeneze.

Tudi zato so bile v zadnjih dveh stoletjih, ko so se s strani mednarodnih globalističnih mrež v Evropi ustvarjali novi načrti uničevanja starodavnih narodov, izpostavljene hudim raznarodovalnim pretresom. 150 let mineva od usodnega Beneškega plebiscita(oktober 1866), 70 let od ustanovitve postfašistične organizacije “O” (januar 1946) in 60 let od ustanovitve teroristične fašistične organizacije Gladio (oktober 1956). Za uvod se bom ustavil pri vseh treh na kratko, malo več pa se na koncu posvetil Gladio-tu, italijanski in obenem globalni prostozidarski tajni genocidni organizaciji. Ta je bila od njenega nastanka, 4. oktobra 1956 pa skozi obdobje do leta 1990, ko je delovala v polnem razmahu, pred javnostjo skrbno zamolčana. Vse do danes se skrbno zamolčuje in tepta spomin nanjo tudi v uradnih stikih za javnost v Sloveniji, ki je popolnoma okupirana in obglavljena po tujih prostozidarskih mrežah. Slovenci v Beneški Sloveniji pa se še danes bojijo ža samo besedne omembe Gladio-ta.

25 nov 2016

La fiera di Santa Caterina in Piazza 1° Maggio


In Piazza Primo Maggio torna la tradizionale fiera udinese e quest’anno anche le giostre.
Da venerdì 25 a domenica 27 novembre 2016 ritorna a Udine la tradizionale Fiera di Santa Caterina in Piazza Primo Maggio – per i friulani Zardin Grant, con quasi 300 bancarelle di espositori.Dopo 30 anni il luna park torna in piazza Primo maggio,le giostre rientrano nella loro sede storica che avevano lasciato nel 1987.
La Fiera di Santa Caterina di Udine è la più antica della città, ancora in vigore, e tra le più antiche d’Italia. Fu infatti il Patriarca Marquardo di Randeck che il 4 novembre 1380 concesse a Udine di tenere una fiera in onore di Santa Caterina, per 5 giorni dal 24 novembre in poi. In precedenza si teneva nell’omonima località alla periferia di Udine, oggi in comune di Pasian di Prato.
La fiera era dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, martire del IV secolo (si presume che le sue date siano 287 – 304) che, secondo il martirologio cristiano, fu decapitata da Massimino Daia per non aver sacrificato animali agli dei ed essere miracolosamente scampata ad una prima tortura.
Il luogo dove si svolgeva la Fiera di Santa Caterina era come detto la località che ancora oggi viene chiamata appunto Santa Caterina, presso il Cormôr, a ovest della città.
Nel 1485 il Luogotenente Contarini la spostò all’interno delle mura della città e probabilmente già nel luogo dove si svolge ancora oggi. Infatti, il 2 novembre 1499, una nota fa menzione della fiera di Santa Caterina, indicando in Giardin Grande, l’attuale piazza I Maggio, come il “loco consueto” della fiera.
A quanto si conosce, non si tenne solamente nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, a causa dell'occupazione austro-tedesca, dopo la famosa “rotta di Caporetto”, che avvenne alla fine dell’ottobre di quell’anno.
Questa tradizione si è perpetuata sino ai giorni nostri, culminando ogni 25 novembre. Fino metà degli anni Ottanta del Novecento, in piazza oltre alle bancherelle venivano anche i “baracconi”, giostre di vario tipo che creavano un luna park in città per l’intero mese di novembre. Oggi per ragioni di viabilità le giostre sono state spostate presso lo stadio Friuli, ai Rizzi.
Le bancherelle propongono ogni genere di merce e di dolciumi, che negli anni sono state integrate da proposte anche di altre regioni ed esotiche. Tipici sono gli acquisti degli “accessori” per l’inverno: sciarpe, guanti, cappelli, ombrelli.
• Viaggio in Friuli Venezia Giulia
testo e immagine dal web

50 anni del giornale Dom

Letos slavi svojo 50-letnico kulturno verski list Dom. Ustanovili so ga decembra 1966 beneški duhovniki Mario Laurencig, Emil Cencig in Valentin Birtig, da bi tudi s pomočjo glasila (najprej je bil medžupnijski bilten) širili bogastvo krščanske vere, domači jezik in kulturo, poudarjali pomen vrednot, potrebo po gospodarski rasti Nadiških dolin, predvsem pa povezovali duhovnike in vernike, da bi skupaj postali složna, močna in pogumna skupnost z jasno slovensko podobo. Ustanovitelji so namreč želeli prispevati k ohranjanju slovenske jezikovne in kulturne dediščine.
»Dom ni prazna beseda, je naše življenje,« je bilo zapisano v prvi številki verskega lista, v kateri so svojim bralcem razložili, zakaj so izbrali prav to ime. Časopis ima danes sedež v Čedadu, njegov odgovorni urednik pa je mons. Marino Qualizza.
Kako boste obeležili Domov jubilej?
“Najprej bomo imeli v nedeljo, 27. novembra, ob 11. uri slovesno mašo pri Devici Mariji na Krasu (Dreka), pridružil pa se nam bo tudi cerkveni pevski zbor iz Ukev v Kanalski dolini. Dreko smo izbrali zato, da se ob tem jubileju vrnemo tja, kjer se je Dom pravzaprav rodil (pri Sv. Štoblanku), kjer je zagledal luč, z upanjem, da jo bo gledal še naprej.”
Petdeset let je dolgo obdobje, Dom pa še naprej ohranja svoje poslanstvo. Kaj vse se je spremenilo?
“V prvih letih je Dom izdajal gospod Mario Laurencig, zanj pa je pisal samo gospod Emil Cencig. Časopis naj bi bil mesečnik, a so bile razmere take, da to ni bilo vedno mogoče. Po potresu so se časopisu pridružile mlajše sile, tako da je Dom redno izhajal mesečno, nato pa vsaka dva tedna. Ob 25-letnici časopisa smo imeli slovesno proslavo v Špetru, ki sta se je udeležila tudi tedanji predsednik Dežele Adriano Biasutti in Lojze Peterle, ki je bil takrat predsednik slovenske vlade. Želeli smo namreč našim ljudem predstaviti to svojo založniško pobudo, trud, da bi s tem listom povezali slovenske župnije. Dom pa je bil vedno pozoren tudi na dogajanje v naših krajih. Takrat še nismo imeli dvojezične šole, ki predstavlja za našo skupnost velik podvig v okviru naših naprezanj za ohranitev slovenskega jezika in za njegovo rast. Vse, kar zadeva učenje jezika in pisano besedo, nas zelo zanima, saj gre za kulturno rast našiha ljudi.”
Kako gledate na prihodnost beneške skupnosti nasploh?
“S političnega vidika se je marsikaj izboljšalo. Spominjam se, kako je bivši predsednik deželnega sveta Michelangelo Ribezzi prišel k nam v župnišče, a so takoj za njim prišli orožniki, da bi preverili, kdo je in kaj tam počne. Po drugi strani pa je demografsko stanje dramatično. Vasi, še posebno zaselki v najbolj goratih predelih, se praznijo. Kot je pravil gospod Emil Cencig, gre s tega vidika ‘bolj na jok kot na smeh’. Obstaja nevarnost, da se izgubi skupnost, ki se je izkazala za tako močno, da je tu preživela več kot 1300 let. Zato je tudi naša skrb, da prispevamo k temu, da se ohrani, kar smo ohranili doslej.”
Potem ko je Dežela sprejela reformo krajevnih uprav, se zdaj na riformo svoje teritorialne ureditve pripravlja videnska nadškofija, ki naj bi po novem imela le devet župnij namesto 24. Temu vprašanju ste v Domu v zadnjih mesecih posvetili veliko prostora. Katero rešitev predlagate, da slovenski verniki pri tem ne bi bili oškodovani?
“Naš predlog je, da bi v eno samo župnijo povezali slovenske občine ob Idriji, Nadiži in Teru, to se pravi od Prapotnega do Barda. Vsi ti kraji imajo nekoliko drugačno zgodovino, združujejo pa nas jezik in kultura. Enotna župnija bi imela glavni sedež v Čedadu, kamor so v preteklosti naši ljudje redno zahajali na trg. Ne smemo pozabiti, da še zdaj tu živi približno tri do štiri tisoč Benečanov. Povezava v tako župnijo bi bila po našem mnenju koristna, v Čedadu pa bi imeli tako neko središče, kjer bi se lahko srečevali, kjer bi lahko združili naše razpršene moči, tako kot se na primer danes dogaja ob Dnevu emigranta. Kar zadeva slovenske župnike, pa je treba priznati, da smo tisti, ki še opravljamo svoje delo, bližje 100 letom starosti kot 50. Koristno bi bilo, da bi se nekaj mlajših furlanskih župnikov naučilo toliko slovenščine, da bi lahko nadaljevali z našim delom. Nekaj takih primerov je že bilo.”
Kar zadeva slovenski medijski prostor pri nas, je bilo večkrat z različnih strani slišati predloge o tem, da bi lahko imeli v Benečiji en sam, močnejši časopis, če bi združili Novi Matajur in Dom. Kaj vi menite o tem?
“Imeti močnejši časopis ne bi bilo narobe, mislim pa, da je pluralizem koristen za vse. Vem, da so tudi administrativne in finančne težave, vendar mislim, da mora imeti neka skupnost vsaj dva glasova. Gotovo si bomo znali med sabo tudi pomagati in se včasih dogovoriti, pluralizem pa je za našo družbo zelo pomemben.” (T.G.)http://novimatajur.it/attualita/dom-ze-petdeset-let-prispeva-k-ohranitvi-slovenske-kulture.html

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