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*Ideato e creato in Friuli * Qui troverai notizie riguardanti l'Alta Val Torre/Terska dolina e dintorni,curiosità,storia,avvenimenti di questo comune della provincia di Udine appartenente alla minoranza linguistica slovena.Troverete anche linee di base di sloveno,letteratura di autori sloveni e del friulani,argomenti di carattere generale che toccano il Friuli.Verranno pubblicati i principali articoli riguardanti l'Alta Val Torre tratti dai giornali della minoranza slovena DOM e NOVI MATAJUR .Questo blog vi mostra una realtà vera come non l'avete mai letta, perchè valorizza la cultura e lingua locale.
Studiosi del dialetto sloveno dell'Alta Val Torre/Terska dolina :Jan Bauduin de Courtenay-Pavle Merkù-Liliana Spinozzi Monai-PeterWeiss-Karmen Kenda Jež.

LAVORO

sdellest@gmail.com

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20 feb 2017

ALTA VAL TORRE :notizie brevi


KRATKE/BREVI 
14-02-2017
Lavori di miglioria al Parco giochi
In previsione dell’arrivo della bella stagione, l’amministrazione comunale di Lusevera ha deciso di rimettere a nuovo il parco giochi di Pradielis. La manutenzione riguarda non i giochi per i bimbi ma la pavimentazione che è composta da materiale antiurto, per evitare che i piccoli, cadendo, possano farsi male. Negli anni questo materiale si è consumato e in parte staccato. Adesso, quindi, si rende necessario un lavoro di sostituzione. Il cantiere non resterà aperto a lungo e, una volta chiuso, consentirà a genitori e bambini di tornare a giocare al parco, che è in piazza, in tutta sicurezza.
Il 5 marzo riaprono le grotte
Al via il 5 marzo la nuova stagione delle grotte a Villanova. Per il gruppo del Gelgv, che gestisce il complesso ipogeo e l’ufficio Iat, quello che è appena iniziato potrebbe essere un anno di svolta, con l’avvio di nuovi cantieri per rendere ancora più bella la visita in cavità, e soprattutto più sicura e facile. Il Gruppo esploratori e lavoratori, inoltre, sta già lavorando per rinnovare tutte le convenzioni con altre realtà turistiche della regione e sta stendendo un primo programma di eventi in grotta. L’apertura ufficiale della stagione è vincolata alle precipitazioni. Se agli inizi di marzo nevicherà ci sarà un rinvio alla seconda o terza settimana del mese.


VEDRONZA fibra ottica per farmacia
L’amministrazione comunale di Lusevera si è attivata per aiutare la farmacia della Valle, che è attiva a Vedronza, perché il fondamentale presidio sia dotato di linea internet Adsl; la rete veloce, infatti, ormai è indispensabile per la gestione delle ricette elettroniche e per la spedizione dei dati relativi alle spese sanitarie dei cittadini che usufruiscono del servizio della farmacia. La linea Adsl è già presente nel vicino complesso scolastico. Per l’attività di posa dei cavi e per i supporti necessari per il collegamento, l’amministrazione municipale si avvarrà della ditta che già si occupa della manutenzione della rete di illuminazione. In questo modo la farmacia potrà continuare a servire la comunità dell’Alta Val Torre.

Musica, chiasso e allegria nei paesi

Cergneu-Cerneja

Come ogni anno il programma di carnevale nei paesi della Slavia è molto ricco.
Il gruppo di Rodda, con škof (vescovo), gaspuod (signore), pustje (maschere di carnevale), zluodi (diavolo), anjulac (angelo) e da qualche tempo anche qualche animale, come l’orso, o qualche artigiano, come il fabbro, giovedì 23 febbraio festeggerà il carnevale nelle scuole; sabato 25 febbraio dalle 9.00 festeggerà il carnevale a Rodda; domenica 26 febbraio, si ritroverà a San Pietro, e da qui, al chiasso delle campane di carnevale e con tenaglie di legno, festeggerà il carnevale nei paesi fino a Pulfero; mercoledì 1 marzo vicino alla canonica di Rodda sarà acceso un falò e per le 20.00, nella giornata delle Ceneri, ci sarà pastasciutta per tutti, mentre alle 21.00 sarà proiettato un video, realizzato da Walter Colle, che mostra come si festeggiava il carnevale una volta. Sabato 4 febbraio le maschere di Rodda ceneranno insieme.
Le maschere di Mersino si incontreranno alle 9.30 di sabato 25 febbraio a Brischis, da dove partiranno per festeggiare il carnevale a Pulfero, San Pietro, Vernasso, Ponte San Quirino e Sorzento. Domenica 26 febbraio, dalle 10.00 in poi, festeggeranno a Mersino Basso e Alto. Per loro le maschere tipiche sono petelin (gallo), kakuoša (gallina), i postrovi, che portano campanacci e aprono le porte di casa in casa, il godac (suonatore), il berač (questuante), il puob (ragazzo) e la čeča (ragazza).
Domenica 26 febbraio, dalle 14.00, in poi a Montefosca si svolgerà il tradizionale carnevale coi Blumarji, che percorreranno la strada di tre chilometri fino a Paceida e torneranno indietro. Sarano tutti vestiti di bianco, con campane sulla schiena, calze di lana e scarpette. Sulla testa porteranno un cappello di paglia intrecciata, decorato sulla sommità. Una volta il gruppo faceva tanti giri, quanti erano i Blumarji del gruppo.
Le maschere di Stregna ci hanno raccontato di avere chiesto alcuni anni fa agli anziani del paese quali fossero le maschere tipiche del posto e così, ancora adesso, si vestono da te garde (il brutto), te liepe (il bello), veliki pust e pustica, škapjac, kraj an krajica (re e regina), mož tu paludjah, fatto con foglie di granturco.
Il giorno delle Ceneri organizzano il funerale del Carnevale, che da tradizione è simbolificato da uno spaventapasseri in una bara, per cui tutti piangono. Sabato 18 febbraio le maschere di Stregna festeggeranno a Oblizza, Raune e nei paesi vicini; venerdì 24 febbraio andranno a fare festa con la fisarmonica alla scuola d’infanzia bilingue di Savogna, alla scuola bilingue di viale Azzida a San Pietro e alla scuola primaria di San Pietro; sabato 25 febbraio nel pomeriggio saranno a Tribil Superiore, Gnidovizza e Polizza; domenica 26 febbraio faranno festa a Postregna e Stregna.
Sabato 25 le maschere di Montemaggiore, che hanno un cappello decorato con fiori, e nel gruppo la baba, ki nose moža tu koš’ (la donna che porta il marito nella gerla), saranno nei paesi di Montemaggiore, Tercimonte, Cepletischis, Gabrovizza, Savogna, Ieronizza, Iellina, Dus, Masseris; domenica 26 febbraio saranno a Barza, Stermizza, Clenia, e Montemaggiore; martedì 28 saranno a Mersino.
Nelle Valli del Torre sabato 25 febbraio alle 14.30 a Micottis ci sarà il sabato grasso: come da tradizione le maschere del posto, di Micottis e di Lusevera, faranno sketch riguardanti particolari eventi e personaggi del paese.
Sabato 25 febbraio nel pomeriggio a Canebola festeggeranno il carnevale le curle, streghe vestite di stracci e cattive, che ne combinano di tutti i colori; con loro ci saranno i gobi, che con campanacci spaventeranno grandi e piccini. Sabato 25 febbraio le maschere tradizionali sgumar, pejonar e škapjac si incontreranno a Attimis e Torlano con gli amici della valle e faranno festa insieme a loro nei paesi del comune di Taipana, fino a Prossenicco. L’evento è organizzato dalla Pro loco «Amici di Prossenicco».
In Val Resia a San Giorgio sabato 25 febbraio alle 20.30, domenica 26 febbraio alle 14.00 e martedì 28 febbraio le lipe bile maškere e i babac saranno accompagnati dalla musica tradizionale resiana, con citira e bunkula. Lunedì 27 febbraio a Stolvizza si svolgerà una particolare manifestazione di carnevale dedicata a bambini: alle 14.45 inizierà una sfilata di carnevale dalla Piazza dell’arrotino, che si concluderà con una festa alla Baita Alpina.
A San Giorgio martedì 28 febbraio alle 20.30 ci saranno musica e ballo resiani, mentre mercoledì 1 marzo si svolgerà la premiazione del concorso «E tu che babac sei?». Per parteciparvi bisogna realizzare babaci, che possono essere di ogni genere e materiale. I babaci realizzati resteranno esposti per i paesi della Val Resia durante il periodo di carnevale. Alle 19.00 a San Giorgio ci sarà una processione, che precederà il funerale del babac.

Se pur assurda e complessa…

La canzone di Fiorella Mannoia al festival di Sanremo potrebbe essere una risposta rispettosa e di speranza alla lettera di pessimismo cosmico, che il trentenne Michele ci ha lasciato in eredità. Di fronte alla sua tragedia non possiamo provare che un sentimento di cristiana pietà, che vuol dire nessuna premura di giudizio, di condanna, ma riflessione su una tragedia che sembra caratterizzare il nostro mondo progredito.
La lettera di Michele tocca in particolare due aspetti prevalenti: la precarietà di chi è senza lavoro e la condizione del mondo senza prospettive, una insicurezza economica da una parte ed una situazione esistenziale dall’altra. I toni decisamente aspri della denuncia chiamano ad una risposta la nostra società, perché risolva la terribile situazione in cui si trovano migliaia di Michele, a cui è preclusa ogni speranza di riuscita. Mi fermo qui, perché sono troppe le parole che diciamo a questo proposito, e purtroppo ci fermiamo alle parole.
Il secondo aspetto, più preoccupante, è la visione pessimistica della realtà in cui viviamo. Che questa dipenda dalla precarietà sopra ricordata è evidente, ma ci sia permesso di dire che non è l’unica soluzione possibile, perché, di fatto, altri ne hanno trovate altre. Dunque, la conclusione tragica non è ineludibile e va detto per amore dei viventi. Qualcuno mi ha suggerito che la chiave di interpretazione della lettera sia nella frase: io non mi accontento del minimo, voglio il massimo. Una frase nobile, perché ti fa volare alto, ma anche pericolosa, se, in alto, le ali del desiderio gelano.
Un altro aspetto da evidenziare come aiuto per tutti è la possibilità di avere rapporti di fiducia con gli altri e anche la disponibilità di lasciarsi aiutare. È la condizione stessa della vita, che vale per tutti.
Sia chiaro ancora una volta, che non vogliamo fare prediche indigeste a chi non c’è più, e che noi affidiamo alla bontà misericordiosa di Dio, ma intendiamo lanciare un messaggio a tutti e soprattutto ai tanti giovani, non solo del 40% di senza lavoro, perché non siano lasciati soli, perché siano raggiunti da vera amicizia, perché le nostre comunità ecclesiali siano case di speranza viva, perché in esse si possano sentire le note e le parole della canzone della Mannoia: se pur assurda e complessa, la vita è bella. È un paradosso, ma è vitale.
Marino Qualizza

Sul linguaggio slavo della Valle di Resia in Friuli

STEFANO VALENTE

Onorevole Signore
 Oltremodo gradita mi fu la gentilissima sua lettera, perocchè essa mi dà occasione di esternare la mia opinione sul linguaggio slavo che si parla in Resia, ed io piucchè volentieri mi presto a soddisfare alla sua domanda, appoggiato a fatti ed a confronti che ho potuto fare tra lo Slavo ed il Resiano, e massimamente poi dello Slavo che si parla in questi montuosi villaggi del Distretto di Tarcento.
 A Resia, è vero, c’è la tradizione che quel popolo tragga la sua origine da una colonia Russa in quella vallata rifuggiata non saprei in quai tempi, e che il linguaggio che quivi si parla sia perciò Russo piucchè altro. E così la pensavano quell’uno, o due dei Resiani che diedero tali informazioni al sig. Viviani, il quale, già da diversi anni, stampò una memoria intitolata: Gli Ospiti di Resia, nella quale si dice appunto, se mal non mi ricordo, che i Resiani sieno di origine Russa, e Russo per conseguenza il loro linguaggio.
 Ma io dico che questa tradizione è, e dev’essere erronea e falsa, atteso che, a mio vedere, non ha per se altro fondamento che la nuda parola si dicesi parla ecc., o forse s’appoggia sulla somiglianza che vi è fra i due nomi Russia e Resia. Difatti, se i Resiani fossero discendenti da una colonia Russa, essi avrebbero dovuto conservare il proprio linguaggio Russo, od almeno un linguaggio vicinissimo al Russo; e tanto più lo si avrebbe dovuto conservare, in quanto che la vallata di Resia è stata sempre segregata dal commercio cogli altri popoli friulani e slavi, non essendo per di là passaggio, non avendo avuto infino al 1837 neppure una strada carreggiabile che mettesse in comunicazione Resiutta con Resia, ma vi ci accedeva nella vallata soltanto per un’alpestre e dirupato sentiero intersecato spesso da rivi, e dal torrente dello stesso nome.
 Ora ognuno, che in uno alla Resiana abbia un poco di conoscenza anche della lingua slava, ed instituisca un confronto tra questa e quella, deve dire che il linguaggio parlato in Resia non è per nulla affatto Russo, ma bensì piuttosto un dialetto dello Slavo Cragnolino.
 Infatti, da quel poco di studio che ho fatto della lingua Slava, io trovo una strettissima analogia, una perfetta somiglianza del Resiano collo Slavo Cragnolino; trovo che le parole, cioè i nomi, gli aggettivi, i verbi, le preposizioni ecc. in radice sono vere Slave (1) , e che tutta la differenza che vi sarebbe tra lo Slavo ed il Resiano consisterebbe nella pronunzia, nell’accento e nel troncamento che i Resiani fanno dell’ultima vocale dell’indefinito di tutti i verbi polisillabi, dimodochè nel Dialetto Resiano i verbi al modo indefinito finiscono sempre con una consonante, come p. e. pizat = ‘scrivere’, met = ‘avere’, razdrâzit = ‘incitare’, ‘irritare’, kùpit = ‘comprare’ ecc. E nei verbi monosillabi, come p. e. iti = ‘andare’, non potendo fare l’elisione, il Resiano aggiunge all’intiero verbo slavo iti la consonante t, ed ha così il verbo itit = ‘andare’. – Nella pronunzia dissi: poichè il Resiano pronunzia i nomi, gli aggettivi ed i participii terminanti in alel o il tali e quali si scrivono e si stampano, per es. bokálkolvol ecc. = rekalbaralvideluzelbilpùstil, ecc.; laddove lo Slavo nella pronunzia di queste parole cambia la finale l in u, e dice bokaukouvoupou ecc. = rèkubaruvideuuzeubiupustiu ecc. – Senonchè non tutta la Resia pronunzia in questa maniera le suddette parole, ma vi è una Frazione (Oseacco) e la più grande per popolazione delle quattro che costituiscono la Resia, che le ha sempre pronunziate, e le pronunzia alla maniera stessa degli Slavi Cragnolini.
 Inoltre bisogna osservare che il Resiano, generalmente parlando, ha nel discorrere la pronunzia piuttosto precipitata, e lo slavo invece in generale l’ha piana e posata; che il Resiano pronunzia per lo più con suono stretto e chiuso le vocali aeo, e lo slavo invece con suono aperto e largo. Da ciò nasce spesse volte quell’apparente difficoltà d’intendere che uno slavo prova a prima vista di un discorso, o dialogo tenuto fra due Resiani. Ma date p. e. a questo slavo in iscritto quell’istesso discorso o dialogo Resiano, e vedrete che svanisce per esso quasi affatto ogni difficoltà, ed egli capirà per bene il loro discorso. Sebbene io mi sono forse troppo perduto in queste osservazioni, mentre a me pare che la pronunzia, o l’accento per la sostanza della lingua o delle parole non è quasi da calcolarsi: sono accidenti che non distruggono la sostanza.
 Ora parlando in special modo dello slavo che si parla dagli abitanti di questi montuosi villaggi del Distretto di Tarcento, cominciando a Platischis, o meglio qui a Montemaggiore, e via, Monteaperta, Taipana, Sedilis, Stella, e massimamente poi Flaipano e Lusevera, siccome quella che più davvicino confina con Resia, io trovo tali intimi rapporti ed affinità fra i due villaggi da dover assolutamente conchiudere essere usciti, per così dire, da una ed istessa famiglia. Vi sono vocaboli, frasi, proverbii, modi di dire, e direi per poco anche l’accentuare delle parole, si può dire comuni coi Resiani, tranne le differenze or sopra annotate. Guardi un po’, a mo’ d’esempio: in Resia il Prete, o Sacerdote lo si chiama jero. Questo vocabolo deriva certamente dal Greco jeros, che vuol dire ‘sacro’, quindi jero ‘sacerdote’. Come poi, e quando si sia introdotto questo vocabolo non posso capirla: ma il fatto sta che

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lo trovai usato anticamente, e tuttora lo si usa anche a Lusevera, Sedilis, Stella e Flaipano. Là si dice jero al Prete come in Resia. – Lascio alla di Lei saggezza quali conseguenze si ponno dedurre da queste mie osservazioni. Io per me sono pienamente convinto che la Resiana favella, lo torno a ripetere, non è per nulla affatto Russa, ma è in sostanza una sorella della Slava Illirica, o meglio, se vuole, il linguaggio di Resia è propriamente un Dialetto dello Slavo Cragnolino e Carinziano.
 In conferma di questa mia asserzione Le citerò qui l’opinione di due celebri Storici Slavi, i quali hanno parlato alcun poco nelle storie anche dei Resiani. Il primo tra questi sia il Sciafarik, nativo Slovacco Ungherese, e morto, credo, nel 1862. Il Sciafarik è celebre scrittore storico, ed accreditatissime sono le sue Istorie della trasmigrazione dei popoli Slavi, delle loro origini ecc. – Ebbene, egli nel suo libro Antichità Slovene parte 2, pag. 334 dice e sostiene che: “i Resiani sono una divisione, un distaccamento degli Slavi Cragnolini e Carinziani, la cui lingua si è un po’ corrotta”: “Reziani so en oddelk Krajnskih ino Korosckih slovencov, kteri jezik se je enomalo bolj popacil”. – Di quest’istessa opinione è pure l’ altro celebre storico slavo, Dobrovski, nel suo Slavin (Slovenec) pag. 118-124.
 E probabilissimo è il giudizio del Sciafarik, per non dir certissimo, che fa dei Resiani un ceppo non solamente dei popoli Slavo Cragnolini, ma eziandio dei Carinziani. Difatti in Resia abbiamo dei vocaboli Slavi, come per es. vréce ‘sacco’, skornice rajnisc ‘fiorino’, jarmark ‘mercato’, duri ‘la porta’, dim ‘il fumo’ ed altri, che qui in questi contorni non sono usati, e neppure più in là verso il Natisone, essendo sostituiti altri vocaboli ad essi sinonimi, ma bensì li ho trovati in uso comunemente dai Slavi Carinziani.
 Da ultimo che il linguaggio che si parla in Resia non si avvicini al Russo, ma bensì allo Slavo Cragnolino-Carinziano, abbiamo altri dati ancora, che sebbene sembrino di poca entità, pure a me pare abbiano qualche forza a confermare la nostra asserzione. Per esempio, du je prisel il du è stato sempre usato anticamente in tutta la Carniola e Carinzia, essendosi solamente in questi ultimi tempi sostituito il kdo invece di du; e in Resia si è sempre usato, e si usa il du in significato di ‘chi’ propone interrogato, dicendosi: du je scel? du je priscel? du je te? du je ta? ecc. – Così pure jaciomja neciom, usato da tutti i veri Slavi nostri vicini invece di = ist cemist necem; e in Resia si è sempre detto, e si dice = ja cion (gionja neciom ‘io voglio’, ‘io non voglio’. – Inoltre tutti i Slavi delle nostre montagne ed istessamente pure i Resiani usano la congiunzione compulativa an ano; mentre i Russi, i Serbi, i Czeki, i Polacchi ecc. usano la semplice i v. g. Peter i Paul.

Spazio culturale comune - Skupni kulturni prostor

Torna per la decima volta l’iniziativa culturale, che ogni anno si prefigge di approfondire la conoscenza tra Benecia e alta valle dell’Isonzo. Giovedì 23. febbraio a San Pietro al Natisone alle 18, nel museo Smo, saranno presentate nuove pubblicazioni e nuove suggestioni sulla prima guerra mondiale. Interverranno Donatella Ruttar, Zdravko Likar e Giorgio Banchig. Gli ultimi due, presidenti rispettivamente della Fondazione Poti miru e dell’Istituto per la cultura slovena, alle 19. nella Casa della cultura slovena dialogheranno sul tema «Quando c’è la volontà, la strada si trova». Venerdì 24 febbraio, alle 19 nel teatro di Kobarid, avrà luogo la presentazione del «Trinkov koledar» e il «Beneško gledališče» porterà in scena la commedia «Kjuč, kjuč».
Deseti krat bo na varsti kulturna pobuda, de bi se Benečani in prebivalci Posočja srečali in spoznali. V četartak, 23. febraraja, ob 18. bo v Slovenskem multimedialnin oknu v Špietru prirediteu »Smo bili v vojni. Nove knjige, nove poti in nove sugestije o prvi svetovni vojni«. Guorili bojo Giorgio Banchig, Zdravko Likar in Donatella Ruttar. Predstavili bojo atlas »Vodnik po Soški fronti v Zgornjem Posočju« in nove video knjige. Ob 19. v dvorani Slovenskega kulturnega doma se bo predsednik ISK in združenja Blankin Giorgio Banchig na temo »Kjer je volja, tan je pot« pogovarju s predsednikom funadacije Poti miru v Posočju Zdravkom Likarjem. V petak, 24. febrarja, ob 19. v Kulturnem domu v Kobaridu bojo predstavli Trinkov koledar, Beneško gledališče bo igralo komedijo »Kjuč, kjuč«, pod režijo Gregorja Geča. Beneške kulturne dneve parpravjajo Inštut za slovensko kulturo Špietar, Občina Kobarid, Fundacija Poti miru v Posočju, Jskd OI Tolmin 

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