Radio-frequenze: cause legali sull’Italia

LJUBLJANA – LUBIANA

Il ministro sloveno della Pubblica amministrazione, Rudi Medved, afferma che rimane irrisolto il problema dello sconfinamento delle radio-frequenze italiane sul territorio sloveno e viceversa, ma il governo della Slovenia si sta impegnando in diverse forme per tutelare gli interessi sloveni. Le cause legali contro le stazioni italiane sono una delle azioni, anche se Medved scommette di più su altre soluzioni, più costruttive. Come Medved ha spiegato lunedì, 8 luglio, a Lubiana, nei mesi passati sono state scoperte diverse linee di azione, come la partecipazione a più incontri bilaterali, la prosecuzione della mediazione in Commissione europea, una terza unità diplomatica del ministero per gli Affari esteri, nuovi inviti al Governo italiano per la sistemazione della situazione e la segnalazione costante all’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU). Le cause che la Slovenia ha annunciato contro le radiostazioni italiane sono in via di definizione, saranno presentate in autunno. Il ministro constata con rammarico come sono stati costretti a occuparsi della questione in tal modo, scoprendo come le azioni legali siano necessarie per la tutela degli interessi sloveni. «In realtà non ci illudiamo che le cause risolvano il problema. Sicuramente, però, produrranno effetti specifici, anche di tipo finanziario», ha dichiarato, esprimendo la speranza che questo tipo di pressione «scuota la politica italiana». In settembre prevede una visita ufficiale a Roma: si tratterà, come ha detto, della prima in Italia da parte di un ministro della Pubblica amministrazione sloveno. A Lubiana l’8 luglio è iniziato anche un incontro multilaterale – che coinvolge i rappresentanti di Slovenia, Italia, Francia, Svizzera, Croazia e Malta – sull’utilizzo congiunto di parte delle modulazioni di frequenza (FM) dello spettro radio. «Durante l’incontro è di nuovo emerso come, dal punto di vista tecnico, tutte queste problematiche siano risolvibili. Se la politica ascoltasse gli esperti, questa faccenda sarebbe già risolta», ha valutato Medved. Ha sottolineato, inoltre che la controversia sarà verosimilmente in parte o del tutto superata dalla diffusione della radio digitale, che però, secondo le attese, sarà ultimata solamente tra qualche anno. Secondo l’opinione del direttore generale f.f. della direzione della Società d’informazione presso il ministero della Pubblica amministrazione, Marjan Turk, il giusto sistema di risoluzione della problematica richiederebbe che «l’Italia rispettasse i propri impegni, derivanti da accordi internazionali». Le stazioni italiane ricorrenti fanno parte di tre grandi consorzi di media, «questo garantisce loro un forte contesto finanziario, grazie al quale possono permettersi di sostenere cause legali», ha spiegato Turk.

(Primorski dnevnik, 9. 7. 2019)

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