19 mag 2018

Mittelteatro: per l’edizione 2018 una grande Mittel-festa della Pace per la Libertà


Inizia lunedì 21 maggio al Teatro Ristori di Cividale la ventitreesima rassegna di teatro, musica e video a scuola “Mittelteatro”, che a cento anni dalla Grande guerra propone “una grande Mittel-festa della Pace per la Libertà” a cui parteciperanno bambini e ragazzi – e an-che genitori – delle scuole del Cividalese, delle Valli del Natisone, ma anche di Udine e, com’è ormai tradizione, anche dalla vicina Caporetto.
Delle scuole delle Valli del Natisone, i primi ad esibirsi saranno gli alunni della primaria “Parini” di S. Leonardo che porteranno in scena il 21 maggio alle 18 lo spettacolo “Emoticons delle Valli”. Il giorno dopo, martedì 22 maggio, tra i cori che si esibiranno dalle 10.30, ci saranno anche i Mali lujerji della Scuola primaria bilingue “Petricig” di S. Pietro. Mercoledì 23 maggio alle 10.30 sarà la volta degli alunni di Caporetto che proporranno uno spettacolo intitolato “Vse, razen Hotela (Tutto, tranne l’Hotel)”. Sempre mercoledì, ma alle 18, l’Istituto bilingue Petricig di S. Pietro presenterà “Alice”. Dalle 20.30 il concerto corale e di flauti a cui parteciperà anche l’Orchestra della Glasbena matica di S. Pietro. Giovedì 24 maggio alle 18 la Scuola primaria “Pascoli” di S. Pietro inscenerà lo spettacolo “Cappuccetto verde delle Valli”.
Venerdì 25 maggio è in programma la Mittel-festa, un grande Mittel-concerto della Pace che verrà proposto dalle 10 alle 13, dalle 18 alle 20 e dalle 20.30 alle 23. Tra gli altri si esibiranno l’Orchestra della Glasbena matica e band giovanili del territorio.
Il Mittelteatro si chiuderà sabato 26 con un convegno internazionale di educazione musicale di base che unirà esperti, docenti e giovani studenti.
Cliccate QUI per vedere il programma completo.

http://novimatajur.it/cultura/mittelteatro-per-ledizione-2018-una-grande-mittel-festa-della-pace-per-la-liberta.html

Čezmejni cluster se bo rodil do junija - Il cluster nascerà entro giugno

Čezmejni cluster se bo rodil do junija
Il cluster nascerà entro giugno

1clusterA Taipana/Tipana fervono i preparativi in vista della sottoscrizione del documento congiunto che porterà alla nascita del cluster transfrontaliero nell’area al confine tra Italia e Slovenia, più precisamente tra la provincia di Udine e l’Alta Valle dell’Isonzo. In una data ancora da definire, entro inizio giugno, i rappresentanti delle amministrazioni comunali aderenti nelle due zone si ritroveranno nel municipio del centro della Val Cornappo per la firma.
Gli accordi sono stati presi a seguito di un incontro svoltosi giovedì, 3 maggio, a San Pietro al Natisone.
Alla riunione, cui hanno partecipato i rappresentanti delle amministrazioni comunali interessate da parte italiana, l’esperto incaricato di seguire il progetto, l’architetto Maurizio Trevisan, ha fatto il punto della situazione e illustrato i prossimi passi da compiere.
Il sindaco di Taipana, Alan Cecutti, che sta mantenendo i contatti tra i municipi interessati, spiega come al cluster dovrebbero aderire, complessivamente, 25 comuni. Da parte italiana sarebbero della partita i municipi di Taipana, Drenchia, Grimacco, Prepotto, Pulfero, San Pietro al Natisone, San Leonardo, Savogna, Stregna, Torreano, Lusevera, Nimis, Tarcento, Moggio Udinese, Chiusaforte, Dogna, Resia, Attimis, Faedis, Artegna e Montenars, mentre da parte slovena Bovec, Kobarid, Tolmin e Kanal.
Il nuovo raggruppamento riunirebbe una popolazione complessiva di circa 60.000 abitanti. Nel suo ambito, la superficie territoriale dell’insieme dei comuni italiani sarebbe molto simile rispetto a quella dei comuni sloveni. Per conferire maggiore peso al progetto, sarebbe benvenuta anche l’adesione dei comuni di Pontebba, Malborghetto-Valbruna e Tarvisio.
I comuni aderenti nutrono grandi aspettative dal nuovo soggetto, soprattutto una più facile partecipazione ai bandi europei con progetti che contrastino lo spopolamento, offrano nuovi servizi, creino opportunità di lavoro in zona, prevengano il dissesto idrogeologico, creino iniziative in favore delle attività forestali, rurali e artigianali.
In una prima fase, le amministrazioni dovranno decidere su quali assi sviluppare gli investimenti e da qui definire un piano d’azione, da cui poi sviluppare progetti e costruire partenariati. Un ulteriore auspicio è che la creazione, sul territorio, di un gruppo capace di esprimersi a una sola voce possa influire sulle politiche regionali. I piani d’azione saranno sviluppati avvalendosi di particolari strutture per la parte italiana e altre per la parte slovena, in considerazione dei diversi sistemi legislativi e amministrativi nei rispettivi Paesi.
4ClusterNel corso della discussione il sindaco di Drenchia, Francesco Romanut, si è particolarmente interessato circa i motivi che renderebbero più vantaggioso optare per la formula del cluster, rispetto a un Gruppo europeo di cooperazione territoriale o altro. In generale, è emerso come la struttura del Gruppo europeo di cooperazione territoriale richieda circa tre anni per diventare operativa, oltre a interventi legislativi e finanziamenti regionali, per poi faticare a sopravvivere autonomamente. Dubbi sono stati espressi anche rispetto alla struttura del Gruppo europeo d’interesse economico. Per contro, il cluster rappresenta una soluzione nell’ambito della quale gli enti locali si aggregano partendo dal basso – anche elastica, dal momento che, nel suo ambito, possono anche essere creati sottogruppi, senza che tutti gli enti siano vincolati a aderire agli stessi progetti.
Si tratta di uno strumento che dà risposte sul territorio al di là delle posizioni politiche e, quindi, la sua efficacia dipende in gran parte dalla capacità di interlocuzione politica degli enti aderenti.
Il percorso iniziato dopo la tavola rotonda, svoltasi a gennaio a Kobarid in occasione del 48° Incontro degli sloveni della provincia di Udine e dell’Alta valle dell’Isonzo non si risolverà solo con una firma. Pochi giorni dopo la sottoscrizione del documento, infatti, sono già in programma i primi eventi a Bruxelles, dove gli amministratori aderenti si troveranno a orientarsi in un ambiente del tutto nuovo.

18 mag 2018

Ivan Cankar

Avevamo una giovane volpe, ma visse prigioniera solo per pochi giorni. Vicino alla sua gabbia stava una grande botte vuota. Una mattina andai a vedere: l’animale stava appeso alla sua catena dall’altra parte della botte, morto e ormai rigido. Di notte si era arrampicato sulla botte, si era lasciato cadere dall’altra parte ed era rimasto appeso, impiccato. Dissero che era stata una pura disgrazia. Io invece sono tuttora convinto che la bestia abbia volutamente posto fine alla sua esistenza: perche quegli occhi ´ aperti, due opali chiari, non rivelavano proprio nessuna paura o dolore, ma soltanto un odio selvaggio. Per molto tempo, e sinceramente, la piangemmo; mi sembra pero strano che n ` e in ´ me ne negli altri si fosse destato qualcosa che ´ assomigliasse alla vergogna o al pentimento. Poco tempo dopo ci comprammo un’altra volpe, ancora piu giovane: aveva solo poche ` settimane. Un ragazzo giovane ce l’aveva portata in braccio. La bestiola era irrequieta ed estremamente paurosa; lo sguardo dei suoi occhi giallo-chiaro era pieno di stupore; ma quando da quei profondi incavi guizzava come un baleno che per un mezzo secondo si fissava sul volto dell’uomo mi sembrava che in lei iniziasse a risvegliarsi, oltre allo stupore, anche qualcosa d’altro, di piu profondo. ` Per la prima notte mettemmo la volpe in una cameretta vuota vicino alla mia stanza. Si strinse in un angolo, i suoi occhi ardenti splendevano nella tenebra come quelli di un gatto. Di notte fui svegliato da un verso rotto, tagliente, rabbioso: “Kef, kef, kef... Kef, kef, kef... ”. In un primo istante, in uno stato ancora di semiincoscienza, mi era sembrato che la bestia ab

La 2ª guerra mondiale a fumetti - 2. svetovna vojna v stripu (64)

Lieta 1945  je končala druga svetovna vojska. Kar se je pred njo, med njo in po nji gajalo v Benečiji, je lazajnski famoštar g. Antonio Cuffolo (1889-1959) napisu v dnevnikah po slovensko in po italijansko. V drugi pregledani in dopunjeni izadaji, ki jo je urediu Giorgio Banchig, sta izšla par zadrugi Most lieta 2013.  Moreno Tomasetig je slovenski Cuffolu dnevnik spravu v strip , ki ga  v beneškoslovenskem dialektu obljavljamo v vsaki številki Doma. To je 64. nadaljevanje.
Nel 70° della fine della seconda guerra mondiale (1945), Moreno Tomasetig ha trasformato in fumetto i diari del parroco di Lasiz, don Antonio Cuffolo (1889-1959). In questa puntata. Al processo di Norimberga i gerarchi nazisti vengono riconosciuti criminali di guerra e condannati a morte. Goebbels si suicida in carcere, gli altri vengono impiccati. La seconda guerra mondiale ha provocato 40 milioni di morti nella sola Europa, più 6 milioni di ebrei sterminati. Il 9 giugno viene fissata la «linea Morgan»: gli alleati avranno il controllo della valle dell’Isonzo, di Trieste, Gorizia e Pola, gli jugoslavi dell’Istria e di Fiume. Il 10 giugno un osovano, prima il più ardente comunista locale, intima a don Cuffolo di non usare più lo sloveno in chiesa, reiterando la proibizione fascista del 1933. Il sacerdote per tutta risposta manda a dire al comandante di andare in piazzale Loreto a Milano, dove furono esposti i corpi di Mussolini e degli altri gerarchi fascisti giustiziati dopo la liberazione. (64 – continua)

Marsico consigliere a Udine - Marsico svetnik v Vidnu

Domenica, 13, maggio, il leghista Pietro Fontanini è stato eletto sindaco di Udine a capo di una coalizione di centrodestra. Nel nuovo consiglio comunale della città sarà presente anche un consigliere di origine slovena e che parla lo sloveno. Si tratta di Giovanni Marsico, eletto con la lista Prima Udine, che ha sostenuto il candidato sindaco Enrico Bertossi. Marsico, come già allo scorso mandato, siederà sui banchi dell’opposizione.
 V nedeljo, 13. maja, je bil ligaš Pietro Fonatani izvoljen za videnskega župna, na čelu desnosredinske koalicije. V novem občinskem svetu mesta Viden bo sicer tudi svetnik, ki ima slovenske korenine in zna slovensko. To je Giovanni Marsico. Izvoljen je bil na listi Prima Udine, ki je podpirala županskega kandidata Enrica Bertossija. Torej bo Marsico, kot v prejšnjem mandatu, sedel v klopeh opozicije.

http://www.dom.it/marsico-svetnik-v-vidnu_marsico-consigliere-a-udine/

A San Pietro non conoscono la Pentecoste - Bodimo odločni za naše pravice tudi v Cierkvi

La lingua madre, e non la lingua ufficiale delle istituzioni politiche, ha un ruolo insostituibile nell’iniziazione cristiana. «La trasmissione della fede si può fare soltanto in dialetto, nel dialetto della famiglia, nel dialetto di papà e mamma, di nonno e nonna» (Papa Francesco il 7 gennaio di quest’anno). «Gli operatori pastorali delle comunità locali ricorrano all’uso della madre lingua friulana, slovena o tedesca, tutte le volte che ciò favorisce la comunicazione efficace del messaggio cristiano». Rifiutare «per principio o per pregiudizio di valorizzare la storia, la cultura e la lingua locale», significa negare «il riconoscimento di un diritto fondamentale che un popolo ha ricevuto da Dio» (Sinodo Udinese V, par. 57). La Chiesa universale e quella locale si pronunciano, non da oggi, chiaramente e inequivocabilmente sull’uso delle diverse lingue – quella slovena, nel nostro caso –, in fedeltà al principio dell’inculturazione della fede che si fonda nel miracolo della Pentecoste. Epperò nella parrocchia di San Pietro al Natisone fanno orecchi da mercante. Alla celebrazione della prima comunione, domenica 6 maggio, non un preghiera, non un canto, non una parola è stata pronunciata in sloveno. E questo nonostante alcuni dei bambini, che ricevevano per la prima volta l’Eucaristia, fossero allievi della scuola bilingue e che i loro genitori avessero espressamente richiesto l’uso dello sloveno. La chiusura è stata totale, mentre sono stati consentiti il croato, il rumeno e lo spagnolo per i bimbi di famiglie nelle quali si parlano quelle lingue. «Quelli della bilingue sono italiani, quindi devono per forza usare esclusivamente l’italiano», deve essere stato il pernicioso ragionamento. Magari nella consapevolezza di non essere in linea con il magistero della Chiesa e nemmeno con le leggi della Repubblica, se il celebrante, nell’omelia ha esortato all’esigenza di rinunciare a parte di se stessi al fine di raggiungere un costruttivo clima di pace e serenità all’interno della comunità. Nella parrocchia di San Pietro si continua a insinuare, che a impedire fratellanza e solidarietà sia chi vuole esercitare il diritto sacrosanto di stare nella Chiesa con la sua lingua, mentre a generare scandalo e sconcerto è proprio chi quel diritto lo nega, imponendo a tutti la propria lingua. Evidentemente non è chiaro il concetto di cattolicità, inteso come volontà di Dio di raggiungere con la sua salvezza tutti gli uomini, senza distinzione, per cui la missione della Chiesa è appunto quello di testimoniare questo piano divino e annunciarlo in tutto il mondo e, naturalmente,in tutte le lingue. Ma che fosse più cara la suggestione di una sorta di «chiesa nazionalista » lo si era capito già un anno fa quando un gruppo di genitori di alunni frequentanti la scuola primaria bilingue di San Pietro al Natisone aveva chiesto per i propri figli l’insegnamento del catechismo anche in lingua slovena, proponendo a tal fine di creare, nell’ambito della classe di catechismo parrocchiale, un gruppo bilingue italiano-sloveno, aperto a tutti, nella convinzione che questo avrebbe rappresentato un valore aggiunto, anche in termini numerici, per le attività catechistiche delle Valli del Natisone. L’idea fu bocciata e una quindicina di famiglie fu costretta a rivolgersi ad altre parrocchie o addirittura a rinunciare al percorso verso la prima comunione dei propri figli. In quell’occasione il teologo don Giovanni Driussi affermò: «Noi siamo chiamati innanzitutto a cercare il bene di questi bambini perché essi sono una preziosa risorsa della Chiesa e della società: non possiamo perderli», sottolineando pure che «i sacramenti non possono essere negati “a coloro che li chiedono opportunamente e che siano disposti nel debito modo” (CJC can. 843) e “i pastori d’anime hanno il dovere di curare che quanti chiedono i sacramenti siano preparati a riceverli mediante la dovuta evangelizzazione e formazione catechistica”». Considerato che la questione è destinata a riproporsi anche nel prossimo anno catechistico, è auspicabile che i responsabili della parrocchia di San Pietro al Natisone, oltre a dotarsi di buon senso, abbiano la cura di rileggere pronunciamenti e documenti della Chiesa universale e della Chiesa locale.
Dvojezičnost je že poglobila svoje korenine v beneško zemljo an je že obrodila dobra sadova na zapuščenem puoju. Za tuole so zaslužni pametni kimeti, ki so znali lepuo obdielati naše njive an sadovnjake. ‘An liep primer telih dobrih sadu smo imieli v saboto, 5. maja, v Čeplešiščah za karst liepega an veselega otročiča Silvana. Za tolo svečanost smo se zbrali navadni obiskovalci sabotne svete maše po slovensko v Špietru an še zlahta an parjatelji Silvanovih staršu. Za napraviti še buj slovesno rečì, je parskoču tudi pevski zbor Rečan_ AldoKlodič, ki je vse razveselu. Dvojezičnost je paršla naprej zaries na modro vižo. Tata, ki ima korenine v Čeplešiščah, je prebrau parvo berilo v slovenščini, mama, ki je parša h nam iz Slovenije, pa drugo v italijanščini, takuo de sta zamenila brieme an postavila prù na stari meji muost, ki vse združuje. Ob teli paložnosti je bla tudi cierku nenavadno puna, takuo de je vse oživielo v teli pomladi. Pravijo, de drugač je šlo opravilo naslednji dan za parvo obhajilo v Špietru, kjer otroci dvojezične šuole niso imeli pravice, de bi molili manku adno prošnjo po slovensko, kot je bluo dano tistim, ki so se preselili v naše doline iz drugih daržau. Tuole je čudno že samuo od sebe. Če na našim teritoriju imamo dvojezično šuolo z vsiemi pravicami, na zastopemo, kakuo v cierkvi tuole se na more. Že vičkrat smo pravili in pisali, kakuo bi bluo pametno, če bi tudi v cerkvi vajala dvojezičnost, ku znamunje velikodušnosti in medsebojnega spoštovanja. Če pa tuole nie še paršlo v dejanje, mislim, de je nujno, de starši šuolarju zahtevajo spoštovanje svojih temeljnih, narbuj pomembnih pravic. Kàr se bo tuole zgodilo, bomo mogli guoriti o zrielosti naših ljudì, ki so takuo ponosni za rast svojih otruok an grede tudi za razvoj Benečije, de si zaslužijo priznanje pravic, ki nam jih je tudi Republika Italija zagotovila z zakoni lieta 1999 in 2001. Zdi se, de smo že previč cajta potarpležljivo čakali na naše pravice. Cajt je dozoreu, de se končo an močno zbudimo, de se uresniči, kar vsaki človek zdrave pameti zastopi an odobri. V telim smislu je naša krajevna Cierku zaries zaostala. Na skarbi za realne ljudì, pa jo vodijo ideološka načela, ki jih tarpimo že vič ku stuo an petdeset liet. Na smiemo izgubiti zadnje parložnosti, ki jo imamo. Pokazajmo se odločne! (Marino Qualizza)

In chiesa senza sloveno - In chiesa senza sloveno


A proposito dello scandaloso diniego alla presenza della lingua slovena durante la celebrazione delle prime comunioni nella parrocchia di San Pietro al Natisone, abbiamo ricevuto l’accorata lettera di una mamma «per portare a conoscenza della pubblica opinione quanto accadutomi di recente, in quanto da me valutato di interesse collettivo». Di seguito, il testo integrale della denuncia.
Domenica 6 maggio si sono tenute le cerimonie per le Prime Comunioni a S. Pietro al Natisone. Durante la celebrazione della Santa Messa sono state lette delle preghiere in diverse lingue: croato, rumeno, spagnolo… e mi ha fatto piacere ascoltarle nonostante non le abbia potute comprendere. Sarei stata contenta se, in questo clima di interculturalità, ne avessi potuta ascoltare anche una in sloveno, ma questo, purtroppo, non è stato concesso.
Per meglio comprendere l’accaduto, faccio un passo indietro. Il Parroco e la catechista in questa occasione hanno scelto di far leggere ai bambini la cui mamma fosse originaria di un altro Paese, le preghiere composte dai bambini stessi, nella lingua della madre. Ciò per rendere omaggio al diverso percorso e alla diversa cultura delle famiglie. Il penultimo giorno del corso di catechismo mia figlia è rientrata a casa piuttosto scossa raccontandomi che una sua amica, nonché compagna di classe (frequentante anche lei, come altri bambini presenti, l’Istituto bilingue Paolo Petricig) aveva espresso il desiderio di leggere la sua preghiera in lingua slovena, incontrando la decisa opposizione della catechista. Le bambine, ovviamente stupite dalla sua reazione, e, in particolare, dal tono della stessa, avevano chiesto spiegazioni, ottenendo le seguenti motivazioni: «Lo sloveno lo parlano a Caporetto e qui non lo capisce nessuno!»; oppure, «La catechista sono io e si fa quello che decido io!». Di fronte a tali esternazioni, comprendo bene perchè le bambine si siano turbate e siano rimaste profondamente colpite. Mi sono confrontata nel merito con altre mamme coinvolte e con l’aiuto catechista, le quali mi hanno confermato la veridicità del racconto. Sono rimasta allibita e, di concerto con gli altri genitori, abbiamo chiesto un incontro con il parroco e la catechista per ottenere i necessari chiarimenti. Sono uscita da quell’incontro più scossa delle bambine e assolutamente indignata: purtroppo non abbiamo ricevuto nessuna spiegazione logica né plausibile. Ci è stato semplicemente ribadito, con tono perentorio e sprezzante, che lo sloveno qui non lo capisce nessuno, che qui viene parlato un dialetto che è completamente diverso. Quando ho detto alla catechista che li parlo entrambi, assicurandola che sono assolutamente simili, la stessa mi ha opposto un secco «Non è vero», aggiungendo che la richiesta della bambina non poteva essere accolta poiché la mamma non era nativa della Slovenia. Non vi è stata, quindi, alcuna possibilità di confronto dal momento che il nostro interlocutore era assolutamente fermo sulle sue posizioni. Da parte mia, ritengo che concedere la preghiera in sloveno sarebbe stata un’occasione per rendere omaggio all’identità e al percorso culturale della bambina: d’altra parte, sono proprio i bambini i protagonisti della cerimonia della Comunione e non capisco perché limitarne la libertà di espressione. Si è rivelato anche del tutto inutile tentare di spiegare agli interlocutori come le bambine, purtroppo, si sono sentite colpite e offese dalle parole e dai toni usati a catechismo. Dagli stessi non si è ottenuta nessuna parola di rammarico per il clima di tensione che si era venuto a creare, né per il malumore delle bambine a pochi giorni dalla celebrazione della Prima Comunione, momento che dovrebbe essere di gioia e serenità. Alla fine, per ovviare alla lettura in sloveno, la decisione salomonica è stata che tutti i bambini avrebbero pronunciato le preghiere in italiano, offrendo contestualmente alle mamme che lo desiderassero di leggerle nella propria madrelingua. Amareggiata per come sia stato affrontato quello che per questi luoghi rimane un annoso problema, mi esimo dal trarre conclusioni, ma lascio spazio a chi legge per le riflessioni e considerazioni del caso. (Giulia Strazzolini)
In occasione del Giubileo del 2000 i sacerdoti e il consiglio pastorale della forania di San Pietro al Natisone/Špietar avevano riflettutto che sarebbe stato bello se le genti delle Valli del Natisone si fossero conosciute meglio tra di loro e avessero abbandonato i risentimenti ancora presenti nella comunità.
Da oltre 150 anni è in atto una campagna contro l’identità slovena della Slavia Veneta. Sono stati perseguitati i sacerdoti di lingua slovena, si è giunti al divieto fascista dello sloveno in chiesa e al catechismo – che, nei fatti, è rimasto in vigore fino ai giorni nostri. Lo dimostrano bene il parroco e alcuni operatori pastorali di San Pietro al Natisone, che non permettono l’insegnamento del catechismo in sloveno e chiudono le porte alla preghiera e al canto sloveno nella loro chiesa – anche quando, a chiederlo, sono gli stessi fedeli.
È evidente che l’intento del pellegrinaggio foraniale a Castelmonte non ha avuto successo. Il risentimento verso la lingua slovena è rimasto, difatti già da un paio d’anni si avverte la mancanza della lingua locale (quest’anno, solo al termine del pellegrinaggio, è stato intonato il canto Lepa si roža Marija). Così il pellegrinaggio della forania di san Pietro perde la propria forza e, anno dopo anno, vi partecipano sempre meno fedeli.
Il diciannovesimo pellegrinaggio si è svolto domenica, 13 maggio. I fedeli delle Valli del Natisone si sono incontrati sullo spiazzo davanti a Castelmonte, dove ogni parrocchia si è presentata con la propria croce decorata. Da qui è iniziata la processione verso il santuario, durante la quale sono state recitate le litanie alla Vergine Maria. È seguita la Messa, concelebrata dai parroci delle Valli del Natisone. Erano presenti il parroco di San Pietro/Špietar e Pulfero/Podbuniesac, nonché vicario foraneo, don Michele Zanon, il parroco di San Leonardo/Svet Lienart, don Michele Molaro, e il parroco di Savogna/Sauodnja, don Natalino Zuanella.
La questione è se valga la pena di tenere in vita l’iniziativa di un pellegrinaggio comune.

Par parvim svetim obhajilu v Špietru nie bluo še adne besiede, molitve al’ piesmi po slovensko, četudi vič otruok hodi v dvojezično šuolo in so starši vprašali, de bojo, kaj poviedali po slovensko. Tuole sta jim kateketinja in famoštar prepoviedala, čez de v Špietru nobedan na zastope po slovensko, medtem ko so dali nekaterim staršem, da preberejo prošnje po hravaško, špansko in romunsko.
Msgr. Marino Qualizza je od tuolega takole napisu v Domu: “Tuole je čudno že samuo od sebe. Če na našim teritoriju imamo dvojezično šuolo z vsiemi pravicami, na zastopemo, kakuo v cierkvi tuole se na more. Že vičkrat smo pravili in pisali, kakuo bi bluo pametno, če bi tudi v cerkvi vajala dvojezičnost, ku znamunje velikodušnosti in medsebojnega spoštovanja. Če pa tuole nie še paršlo v dejanje, mislim, de je nujno, de starši šuolarju zahtevajo spoštovanje svojih temeljnih, narbuj pomembnih pravic. Kàr se bo tuole zgodilo, bomo mogli guoriti o zrielosti naših ljudì, ki so takuo ponosni za rast svojih otruok an grede tudi za razvoj Benečije, de si zaslužijo priznanje pravic, ki nam jih je tudi Republika Italija zagotovila z zakoni lieta 1999 in 2001. Zdi se, de smo že previč cajta potarpležljivo čakali na naše pravice. Cajt je dozoreu, de se končo an močno zbudimo, de se uresniči, kar vsaki človek zdrave pameti zastopi an odobri. V telim smislu je naša krajevna Cierku zaries zaostala. Na skarbi za realne ljudì, pa jo vodijo ideološka načela, ki jih tarpimo že vič ku stuo an petdeset liet.Na smiemo izgubiti zadnje parložnosti, ki jo imamo. Pokazajmo se odločne!”.
Tisto, kar se je zgodilo v Špietru je močnuo obsodu tudi SSO, ki je napoviedu, de se bo oglasiu par famoštru in par videmsekem nadškofu.
Ob jubileju lieta 2000 so duhovniki in pastoralni svet (konsej) špietarske foranije pomislili, de bi bluo dobro, če bi se ljudje Nediških dolin med sabo buojš spoznali in če bi odpustili zamiere, ki jih imajo med sabo.
Že vič ku 150 liet teče kampanja pruot slovenski identiteti Benečije. Bli so preganjani slovenski duhovniki in je paršlo do fašistične prepuovedi slovenskega jezika v cierkvi in par katekizmu, ki je de facto ostala do donašnjih dni. Tuole narlieuš kažejo famoštar in nekateri pastoralni dieluci v Špietru, ki na puste učenja katekizma po slovensko in zaperjajo vrata slovenski molitvi in piesmi v svoji cierkvi, tudi kàr tuole vprašajo sami vierniki.
Očitno je, de namien foranialnega ruomanja na Staro goro nie uspeu. Zamiera do slovenskega jezika je ostala, saj že par liet pogrešamo domačo besiedo (lietos so samuo na koncu zapieli Lepa si roža Marija). Takuo ruomanje špietarske foranije zgubja svojo muoč in je na njim vsako lieto manj vierniku.

Devetnajsto ruomanje je bluo v nediejo, 13. maja. Vierniki iz Nediških dolin so se srečali na starogorskin placu. Vsaka fara je imela svoj oflokan križ. Ob se je začela precesija do svetišča, med katero so piel’ litanije Device Marije. Sledila je sveta maša, ki so jo somaševali famoštri Nediških dolin. Bli so špietarski in pobdunieški famoštar ter dekan g. Michele Zanon, podutanski famoštar g. Michele Molaro in sauonski famoštar g. Natalino Zuanella. Vprašanje je, če se splača daržati živo iniciativo skupnega ruomanja.

http://www.dom.it/v-cerkvi-brez-slovenscine_in-chiesa-senza-sloveno/


ultimo post

auguri